Il sogno europeo per quattro dei nove Paesi in lista d’attesa sta assumendo contorni più precisi. Martedì 14 luglio potrebbe segnare una data di peso nel lungo cammino verso l’Ue di Montenegro, Albania, Ucraina e Moldavia, Si sono svolte a Bruxelles riunioni delle conferenze intergovernative cui spetta aprire, negoziare e chiudere i vari capitoli nei quali si articola l’adesione di un paese. In realtà non di proprio negoziato si tratta, ma di un adeguamento delle legislazioni nazionali al quadro normativo comunitario.
Quello dell’Allargamento è una sorta di «lavori sempre in corso». Ciascuno dei passati cinque decenni, ha visto più paesi aderire, dalla coppia Regno Unito-Irlanda negli anni ’70 del XX secolo, alla Croazia in quelli ’10 del XXI.
L’attuale terzo decennio (nel quale l’uscita del Regno Unito ha causato un inedito restringimento) potrebbe vedere, dopo il grande allargamento del 2004-2007 verso i Paesi dell’Europa orientale, un ulteriore espandersi ad est dell’Ue, questa volta in direzione dei Balcani occidentali. Mentre per Ucraina e Moldavia l’appuntamento sarebbe per il prossimo.
We’re stepping up defence cooperation with Ukraine, with:
— European Commission (@EU_Commission) July 15, 2026
🔹 A new Defence Industrial Partnership signed
🔹 The EU–Ukraine Drone Deal launched
🔹 An additional €1 billion to support Ukraine’s drone capabilities#StandWithUkraine
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Nostri dirimpettai al di là dell’Adriatico, Montenegro e Albania, sono sempre più vicini all’adesione. Il primo con un certo vantaggio sulla seconda. Il governo di Podgorica ha, infatti, chiuso oltre la metà (18 su 33) dei capitoli negoziali. Gli ultimi due di rilievo per il mercato unico: concorrenza e unione doganale. Dal punto di vista economico gran parte del cammino è fatto. Restano, tuttavia, due prove essenziali da superare. I capitoli 23 e 24, giustamente considerati come le bestie nere per ogni candidato. Tali perché senza la loro chiusura, senza una piena adozione delle norme europee, il negoziato non procede.
Si tratta delle regole su indipendenza della magistratura, diritti fondamentali, libertà di stampa e pensiero, tutela della proprietà privata (capitolo 23), nonché sulla capacità del nuovo membro di controllare le frontiere, lottare contro criminalità organizzata, terrorismo, droga, ecc. (capitolo 24). Insomma, questi due capitoli riuniscono i valori fondanti dell’Ue, l’ossatura dello spazio di libertà, giustizia e sicurezza, base di una solida democrazia liberale. Esprimendosi, appunto, sul Montenegro, la commissaria all’ Allargamento, Marta Kos, avvertito: «il lavoro più delicato deve ancora venire».
Il riferimento era al rafforzamento delle istituzioni democratiche. Il Montenegro sta mettendoci buon impegno. In Parlamento, maggioranza e opposizione hanno raggiunto, in questi giorni, un accordo per quelle modifiche alla Costituzione indispensabili per superare l’esame capitoli 23 e 24. Si trova, dunque, nella fase di chiusura.
Dal canto suo anche l’Albania procede speditamente sui temi di questi due capitoli, pur segnando un certo ritardo rispetto al Montenegro. È entrata nella fase in cui l’Ue ha fissato i benchmark finali, cioè gli obiettivi da conseguire per poter chiudere definitivamente questi capitoli. L’Ue riconosce a Tirana di aver superato l’esame preliminare sullo Stato di diritto, ma resta ancora da verificare come i progressi registrati saranno messi in funzione, prima di chiudere definitivamente i due capitoli.
Viviamo tempi difficili per il rispetto, non solo del diritto internazionale ma pure dei principi base per il funzionamento dei sistemi di democrazia liberale. L’Ue, oltre dal punto di vista economico, deve confrontarsi con Cina e Russia, e (ahinoi) pure con gli Stati Uniti, storici sostenitori della costruzione europea dalle origini sino al Trump di oggi, sul rispetto dei valori proclamati in tante Carte dei diritti fondamentali. La ricerca da parte di questi due paesi, come pure degli altri candidati (non proprio tutti) di un rafforzamento della democrazia attraverso l’Allargamento, è un punto forte per estendere un blocco occidentale coeso nella difesa dei valori nei quali crede ancora fortemente. Il sogno europeo continua a vivere.




