Opinioni

Adolescenti e relazioni, troppi legami tossici e violenti

Ci sono dati allarmanti nell’indagine sviluppata dal Consiglio nazionale dei giovani con il supporto dell’Istituto Piepoli: il 56% degli adolescenti ha sperimentato rapporti turbolenti
Le relazioni problematiche degli adolescenti - Foto Pexels
Le relazioni problematiche degli adolescenti - Foto Pexels
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Ci sono storie d’amore e di legami precoci tra i giovani che sembrano idilliaci e invece sono tossici e violenti.

Ad esempio bambine uccise da «fidanzatini», come Martina ad Afragola dal ragazzo di 18 e Aurora di Piacenza spinta dal settimo piano da un quindicenne. Ma al di là di questi estremi, ci sono dati allarmanti nell’indagine sviluppata dal Consiglio nazionale dei giovani con il supporto dell’Istituto Piepoli (Avvenire 28.6.2025) che indicano come il 56% degli adolescenti ha sperimentato relazioni turbolente.

Storie affettive che non sai come leggere perché fatte di minacce o persecuzioni incontrollate. Nella storia di Aurora, la ragazza ha chiesto a Chat Gpt di capire se l’amore del suo ragazzo era vero affetto. Forse intuiva che quel fidanzatino non le voleva bene, ma di certo temeva di perderlo e non essere più nei pensieri di qualcuno. A qualsiasi età in fondo, è questa la ragione che ti fa accettare l’amore violento. I quasi bambini e i poco adolescenti, hanno difficoltà a dare nome alle emozioni. Figuriamoci a quelle degli altri!

Troppo presto a 13 anni l’Amore maiuscolo perché troppo anticipato e nella generazione Alpha trovi adolescenti più «impauriti dall’amore» che affascinati. Nelle consulenze scolastiche con i tanti studenti che incontro, ci sono ragazzini che dicono di stare distanti dall’amore, perché ne hanno paura e non vogliono soffrirne se finisce. Più spaventati dall’intimità della relazione e incapaci di accettare la moltiplicazione delle fragilità e dei personali bisogni, piuttosto che in grado di condividere le angosce. Ti pare un controsenso quell’amore che imprigiona, oppressivo e crudele da cui dovresti fuggire a gambe levate e che invece accetti senza fare nulla. Ammetti la prepotenza di chi con la geolocalizzazione ti controlla ogni passo che fai e la leggi come testimonianza di affetto, oppure quel chiederti la tua password privata la senti come prova d’amore quando è solo violenza.

Ma a 13 anni come fai a capire, se non hai un’amica del cuore di cui ti fidi e tantomeno adulti cui appoggiarti per dire cosa sta accadendo in quella strampalata relazione, che tanto piace in famiglia. Ti affidi alla tecnologia digitale per venire fuori dall’incubo o dall’illusione che sia Amore vero. Soprattutto quando i grandi non vedono la stranezza di quella crescita veloce. Perché oggi la genitorialità che non dà più limiti e ha annullato la conflittualità generazionale che prima imponeva regole severe e difficili da osservare, non produce più trasgressività per diventare grandi. Tutto è normalizzato, tutto accettato e ammesso. Così non si scappa più nella casa che l’amico ha libera per provare la sessualità. È concessa in casa propria l’intimità dei figli.

Ma non si può morire perché si cresce in fretta e da soli o in balia di chi non sa cosa vuol dire amare. Riprendiamo in mano, noi adulti, la funzione regolativa che è quella di mettere confini all’onnipotenza infantile e riprendiamo il coraggio di comunicare meglio coi figli, parlare di amore e sessualità, e con il coraggio usiamo non solo le parole giuste ma quel non-verbale che mostra con il comportamento cos’è l’amare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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