Adolescenti, questi sconosciuti da capire

Qualche mese fa ha avuto grande successo di pubblico e di critica la fiction Adolescence. Una storia emblematica che racconta di un ragazzino di 13 anni, Jamie, accusato di aver ucciso una compagna di classe. Un femminicidio precoce, precocissimo, che evidenzia il disagio adolescenziale e, al di là della storia-pretesto, ci parla delle relazioni con adulti.
La narrazione incalzante, data dalla tecnica filmica, non ti molla e la storia avvincente ti inchioda per 4 puntate. In certi momenti ti sembra di essere lì, nella prigione, nella stanza del colloquio, insieme alla psicologa, che cerca un significato possibile all’omicidio. Ti senti a fianco, travolto dal turbine dalle urla di Jamie, dalla sua aggressività, ma tutto ruota attorno al mondo degli adulti e degli adolescenti che non comunicano e non si conoscono.
Questo il senso generale di Adolescence, forse la chiave di lettura. Ci lascia stupefatti scoprire che ci sono molti i genitori che non sanno nulla dei figli, dei loro pensieri e di ciò che provano. Quante volte incontrandoli per quel figlio ritirato sociale, li ho incontrati incapaci di dire chi è, o quali gli interessi e le sue passioni.
In Adolescence dopo quattro puntate di fiction, non hai risposte da darti. Cogli solo la domanda più frequente che i genitori si fanno: «Cosa abbiamo sbagliato?». O condividi quella frase che si dice il padre: «Avrei dovuto fare meglio»
Il problema è questo: quando i figli crescono e d’un colpo entrano nella fase adolescenziale, si sentono estranei alla loro vita e si assentano. Benché siano stati essi pure adolescenti, li sentono estranei, quasi alieni dalle braccia lunghe e ciondolanti, venuti da chissà quale mondo! Oggi più di ieri questa fase della vita è una traversata oceanica, un viaggio che inizia sempre prima, lungo e complesso. Forse infinito. Anni fa, ma neanche tanti, era il tempo dell’attesa, delle aspettative, dei sogni, dei desideri, ricco di voglia di crescere. Tutto questo adesso manca totalmente perché sono deficitarie le prospettive e assenti i progetti. I giovani hanno paura di crescere e cercano di evitarlo. Si stordiscono con una quantità di cose da fare e accontentano gli adulti che temono la noia.
A educarli non c’è solo la famiglia e la scuola ma i social e le community online che dispensano like ma in nessuno di questi luoghi si dà sostegno, tanto meno conforto. Così il dolore mentale aumenta e travolge. Gli adolescenti avrebbero bisogno di essere di essere ascoltati e visti, curati nel senso di dare loro attenzioni. Non trascurati. Invece ci sono muri di parole non dette, pensieri taciuti, silenzi terribili a volte traboccanti di angoscia.
I ragazzi non hanno bisogno di conoscere cosa sente e prova Jamie come riteneva forse il premier britannico che voleva far vedere questa fiction nelle scuole. Al contrario ne hanno bisogno i genitori per imparare a porsi domande, affinare l’ascolto, comprendere richieste in codice e i segnali non verbali. Sono gli adulti che dovrebbero rivedere le sequenze di Adolescence per l’urgente bisogno di conoscere l’adolescenza e imparare a comunicare meglio con i giovani.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
