Qualche mese fa ha avuto grande successo di pubblico e di critica la fiction Adolescence. Una storia emblematica che racconta di un ragazzino di 13 anni, Jamie, accusato di aver ucciso una compagna di classe. Un femminicidio precoce, precocissimo, che evidenzia il disagio adolescenziale e, al di là della storia-pretesto, ci parla delle relazioni con adulti.
La narrazione incalzante, data dalla tecnica filmica, non ti molla e la storia avvincente ti inchioda per 4 puntate. In certi momenti ti sembra di essere lì, nella prigione, nella stanza del colloquio, insieme alla psicologa, che cerca un significato possibile all’omicidio. Ti senti a fianco, travolto dal turbine dalle urla di Jamie, dalla sua aggressività, ma tutto ruota attorno al mondo degli adulti e degli adolescenti che non comunicano e non si conoscono.




