Non è tanto il caldo, è l’umidità. Che nostalgia di quando bastava questa innocua banalità per risolvere una conversazione mentre eri in coda alla cassa del supermercato. In questa estate che ha deciso di arrostirci nulla è più semplice, nemmeno le considerazioni un tanto al chilo. Siamo entrati in una sorta di competizione, che fa sudare ulteriormente. Sono salito in auto e c’erano 48 gradi, mi dice un amico; caspita, replico io, il mio record è di 44 e mezzo.
Perché se la lamentazione è il filo conduttore, le nostre giornate diventano epiche per le sfide che ci troviamo ad affrontare. Sono andato al Conad subito dopo pranzo, mi racconta un altro, che aggiunge: in bicicletta, scandendo le lettere e dando l’enfasi che un tempo usava chi ti diceva che partiva per la Legione straniera. Un altro ancora, fanatico della forma fisica, mi ha detto che lui va a correre tutti i giorni: non sarà certo il caldo a fermarmi.
E mentre lo dice mi squadra con uno sguardo tra lo spietato e la commiserazione che quasi mi viene da piangere. Ma per fortuna è solo il sudore che mi cola dalla fronte e mi riempie financo gli occhi. Intanto mi chiedo come quello faccia ad andare a correre che io mi stanco solo ad ascoltarlo.
Personalmente preferisco tornare in casa prima possibile e mettermi sotto il condizionatore. E per rinfrescarmi anche l’anima mangio un piatto di melanzane alla parmigiana del mio orto. Preparate da mia mamma che altrimenti mi si scalda la casa. Che meraviglia.




