Ho elegantemente superato la soglia dei cinquanta, cinquanta e qualcosina diciamo. Un’età ragguardevole, in altri tempi sarei già in pensione, allo stato attuale potrei avere una prospettiva di ancora due decenni di attività. L’ipotesi non mi spaventa, amo le sfide, rinnovarmi ogni giorno per rimare al passo (e che passo) dei tempi. Dirò di più, sono spesso modernissimo senza sapere di esserlo.
Mi capita spesso, a fronte di impegni apparentemente improrogabili, di ritrovarmi con lo straccetto in mano a spolverare la libreria. Poi mi metto a leggere i titoli, prendo un libro, ne leggo qualche pagina, mi sembra di non averlo mai letto (e se l’ho fatto me ne sono scordato), poi lo ripongo. Passo su un altro ripiano, passo lo straccetto, leggo i titoli e si riparte. Nel frattempo il tempo passa beatamente.
Una mattina mi sono messo a pulire il marmo delle finestre, il passaggio delle auto in strada lo aveva insozzato oltre il dovuto. Ho preso lo straccetto e sono sceso in campo. Quando invece non ho nient’altro da fare, non ho voglia neppure di svolgere le faccende domestiche. Ora ho scoperto che è in realtà una nobile arte, quelli che ne sanno la chiamano procrasticleaning, appunto procrastinare pulendo. Come spiegano gli esperti è una strategia di regolazione emotiva, non evitiamo soltanto il lavoro, ma soprattutto le emozioni spiacevoli associate a quel lavoro. Ah ecco, e io che pensavo che fosse solo una forma di pigrizia. Ingenuo come sempre. Ma iper moderno.




