Ogni estate arrivo alla prova costume come l’anno precedente: impreparato. Potrei spingermi oltre, ma preferisco non accanirmi troppo con me stesso. Non vorrei offendermi. Col passare del tempo resistere diventa sempre più dura, sui social (maledetto algoritmo) mi appaiono in continuazione post di personal trainer (o simil tali) che mi propongono un piano di ripresa fisica.
Come facciano a sapere del mio tracollo resta un mistero. Ma preferisco non andare oltre sempre per non offendere me stesso. Peraltro, avendo io passato la boa del mezzo secolo, devo sorbirmi l’impietosa premessa: nonostante gli anni puoi tornare in forma. Vaglielo a spiegare che io in forma non ci sono mai stato.
E così c’è quello che ti dice che bastano pochi minuti al giorno, anche senza andare in palestra (grazie al cielo, le ascelle sono armi chimiche in quei luoghi di tortura), quell’altro che ti mostra gli esercizi appoggiato a una sedia. Quell’altro ancora ti spiega come sconfiggere il cortisolo. Intanto continui a scorrere i video sperando che arrivi un gattino che balla.
Poi sono andato al mare. Ho portato in spiaggia il solito fisico, anche leggermente peggiorato. Guardandomi attorno ho piacevolmente scoperto che tutti hanno portato in spiaggia il loro fisico, senza tante preoccupazioni. Senza la schiavitù dell’angoscia social che ci vorrebbe esteticamente quello che non siamo. E così, ancora una volta, l’imperfetta vita reale ha con forza (e zero allenamento) battuto quella virtuale. Evviva.




