Avete presente quella scena dei vecchi western dove, nascosto dietro ad una roccia, appare improvvisamente un cappello da cowboy e il pistolero, senza neppure chiedersi perché mai uno dovrebbe starsene immobile dietro ad una roccia mostrando deliberatamente il cappello, estrae la Colt e la svuota su quel pezzo di feltro facendolo saltar per aria? Bang! Bang! Bang! Polvere, un surreale silenzio, il pistolero che si avvicina piano per poi scoprire che il cappello stava appoggiato sopra un palo piantato in terra.
Luis Chiozza, celebre psicoanalista argentino, usa questa metafora per spiegare le cosiddette supposizioni automatiche, mappe che il nostro cervello crea per semplificare i dati grezzi della realtà (il territorio). «Non esiste una nostra percezione oggettiva perché non siamo capaci che di ragionevoli interpretazioni soggettive di dati sensoriali seppure, a volte, condivise su larga scala», afferma. Il cappello sulle rocce è reale e ci induce a credere nella fallace presenza di un uomo.
Di interpretazione in interpretazione creiamo così la nostra «mappa personale della realtà» e chiamiamo «territorio» la somma delle nostre credenze inerenti alla stessa. Alfred Korzybski, filosofo e studioso della comunicazione, però, ci ammonisce: «La mappa non è il territorio». Una cartina geografica può rappresentare una città, ma non è la città. Le parole non sono le cose. Le idee non sono la realtà e, spesso, l’immagine che ci facciamo di una persona non coincide per nulla con la persona stessa.
Gran parte dei malintesi, e forse delle tragedie umane, nasce proprio da questa confusione fra le nostre mappe interpretative ed il territorio. Dentro a questa variegata geografia si aggira una particolare figura umana: il trasformista. È un soggetto dotato di una straordinaria sensibilità meteorologica ai venti di cambiamento; si adatta con sorprendente velocità agli avvicendamenti di potere, soprattutto se avvengono dentro territori largamente condivisi.
Pronto ad ogni tipo di immediata conversione, se ieri stava da una parte, oggi sta da quella opposta, abile a sostenere, domani, di esser sempre stato nel mezzo. Rafforza la sua posizione sbandierando con disarmante disinvoltura una particolare teoria personale in forza della quale il male si trasmetterebbe per prossimità, come la muffa sulla frutta. Al tentativo di fargli notare che, nel caso, andrebbero processate anche le sue recenti frequentazioni, sosterrà convinto che la doppia morale non necessita di alcuna verifica su chi la sventola come un vessillo
Abituato a continui cambi di casacca, non comprende in alcun modo che possano esistere persone che indossano tutta la vita un unico abito sartoriale, fatto di costante e pervicace onestà intellettuale. Sordo ad ogni verità, in modalità economica di pensiero, nel ridicolo tentativo di nascondere le sue precedenti tracce, si aggira pavoneggiando la stella da sceriffo del momento, il fucile caricato a pallettoni di convenienza alla ricerca di cappelli fra le rocce; non avvedendosi che, scaricate le cartucce sul pezzo di feltro, lo attende l’amara verità di essere finito, nella vita come nel West, in una trappola e che gli avvoltoi, dalle alture vicine, non aspettano altro che di poter far merenda sulla sua carcassa.


