Nel 1973 il sociologo ed attivista canadese John Alan Lee, dopo aver trascorso la vita a studiare i sentimenti umani, arrivò ad elaborare una sorta di tassonomia a colori delle manifestazioni amorose. Prese dal greco antico alcune definizioni dell’amore e, riplasmandole, le mise nella sua famosa «ruota cromatica». Eros, Storge e Ludus le tre tinte primarie; Mania, Pragma ed Agape le secondarie. Emanazioni animiche su tavolozza, ciascuna con la propria fonte di luce interiore sottoposta alle imperscrutabili leggi della fisica dell'anima.
Eros veste il rosso dell’amore erotico, passionale, fisico ed irruente. Vede, desidera, agisce. Principe regnante del «tutto e subito». Un fuoco che divampa e, altrettanto rapidamente, si consuma lasciando mucchi di cenere da contemplare. Storge, invece, indossa il giallo caldo e rassicurante dell’amore affettuoso che cresce lento dall’amicizia, dalla familiarità, dagli interessi condivisi, dal rispetto. Nessun fuoco d’artificio, ma silenzi comodi e mani che si trovano senza neppure cercarsi. Stabile, paziente, razionale, quasi eroico nella sua normalità. Infine Ludus, in abito blu: leggerezza ed incostanza. L’amore per gioco di seduzione. Molte relazioni, nessun desiderio di eternità. Si diverte, sfiora, si accende con la conquista e passa oltre. L’impegno è pari al prenotare un’ora a tennis da segnare in agenda. Racchette e palline prese a noleggio, sparring partner intercambiabili.
Dalla mescola di questi tre colori primari, sempre secondo Lee, ne nascono altrettanti. Da Eros e Ludus si crea il viola inquieto di Mania. L’amore ossessivo e possessivo, una miscela instabile di gelosia, ansia, dipendenza emotiva e bisogno continuo di conferme. Dall’unione di Ludus e Storge il verde razionale di Pragma che, odiando le vertigini, mette il cuore sul tavolo del commercialista per soppesare: compatibilità, stabilità, funzionalità, interessi comuni, progetto di vita, buone fondamenta e, possibilmente, nessuna sorpresa nascosta nel contratto. Infine lei, Agape, in caldo arancio, nata dall’incontro tra Eros e Storge: l’amore altruistico, disinteressato, compassionevole, capace di desiderio e di cura insieme, che guarda al bene dell’altro senza pensare a sé.
Sei colori. Sei modalità (o possibilità) di amare dal rosso del desiderio ardente ed irrazionale, al giallo della sicurezza, della ragione e della stabilità ed al blu intenso di chi vuol vivere in leggerezza senza impegni duraturi. Alcune relazioni accendono in noi tinte che non pensavamo neppure di possedere; altre ci fanno soffrire per il motivo opposto. Avessimo i cristalli di guanina e gli strati di iridofori dei camaleonti, le nostre vere intenzioni, anche quelle più inconsapevoli, sarebbero visibili sulla pelle e, forse, potremmo fuggire da certe amare delusioni.
Ma forse siamo in viaggio dentro a questo caleidoscopio umano, proprio per lasciarci stupire, anelando pur sempre a quell’Amore Assoluto che, se avesse un colore, non potrebbe che contenerli tutti in una rara ed irripetibile miscellanea. In definitiva, quindi, siamo artisti in cammino. Una piccola tela bianca sotto il braccio, che attende le nostre coraggiose, a volte incoscienti, e furiose pennellate, per fuggire quella che, Christian Bobin chiamava: «la sovranità limpida del vuoto».



