La cosiddetta vaccinazione eterologa ha avuto venerdì il via libera ufficiale dal Comitato tecnico scientifico: i soggetti sotto i 60 anni che hanno avuto una prima dose con il vaccino AstraZeneca effettueranno la seconda dose con un vaccino diverso a mRna, ovvero Pfizer o Moderna. Un mix di vaccini, dunque. Sul tema gli esperti sono divisi: se alcuni si dicono favorevoli, altri sottolineano come siano pochi i dati scientifici per ora a disposizione.
Parla di una soluzione «ottimale» Guido Rasi, ex direttore generale dell'Agenzia europea dei medicinali Ema e consulente del commissario per l'emergenza Francesco Paolo Figliuolo. In questo modo, spiega, «si tolgono elementi di rischio e si aggiungono elementi di flessibilità alla campagna vaccinale». Da un punto di vista teorico dell'immunologia, sottolinea, «tale approccio è positivo, perché se il sistema immunitario riceve stimoli diversi per una stessa malattia, ci si aspetta che risponda in maniera ancora più efficace». Favorevole al mix per le seconde dosi anche Roberto Cauda, direttore dell'Unità di malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma, secondo cui la seconda dose eterologa dovrebbe funzionare poiché «sia il Dna sia l'Rna utilizzati dai diversi vaccini sono tutti diretti verso la proteina Spike del virus SarsCov2. Quindi - afferma - non c'è una particolare diversità e la sollecitazione della risposta anticorpale dovrebbe essere garantita».



