Politica italiana: una settimana rovente, costellata dagli addii

Si è appena conclusa una settimana rovente per l’Italia. Le ripercussioni su Brescia sono state pesanti e questo perché alcuni politici di livello nazionale direttamente coinvolti nei fatti degli ultimi giorni provengono dal nostro territorio.
Ma allo scoccare del settimo giorno si è fatta un po’ di chiarezza: l’ex capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi ha dovuto incassare la decisione di Giuseppe Conte sulla mancata deroga ai due mandati; il ministro agli Affari Regionali, Mariastella Gelmini, ha chiuso la sua esperienza venticinquennale in Forza Italia, entrando nella segreteria nazionale di Azione. Insomma è stata un po’ la settimana degli addii.
Come il passo di lato della dem Marina Berlinghieri che in una lettera aperta inviata al nostro giornale ha annunciato l’intenzione di non ricandidarsi alle Politiche.
M5s, la «regola aurea» del doppio mandato non fa sconti
Ma andiamo con ordine, il M5s bresciano rischia di non aver candidati «forti» da proporre alla riunione che si terrà oggi a Milano indetta dal coordinamento regionale. Questo perché dopo lo stop ad una candidatura di Crimi, ma anche dell’attuale tesoriere del Movimento Claudio Cominardi (che aveva già chiarito di voler rispettare la «regola aurea» del doppio mandato ribadite da Beppe Grillo sabato scorso), il livello bresciano non ha al momento nomi da spendere; tanto più che anche l’attuale consigliere regionale bresciano Dino Alberti al Pirellone sta svolgendo il suo secondo mandato (il primo tra il 2013 e il 2018 è stato alla Camera).
La grande fuga da Forza Italia
Dai turbamenti pentastellati a quelli azzurri ben più violenti. In Forza Italia l’emorragia prosegue: la breccia aperta dalla Gelmini il giorno della caduta di Draghi in Senato è stata attraversata anche dall’assessore regionale alla Casa, Alessandro Mattinzoli. Gelminiano doc, e per anni coordinatore provinciale dei forzisti, lunedì 25 luglio l’ex sindaco di Sirmione ha lasciato il partito e rimesso le sue deleghe nelle mani del presidente della Lombardia, Attilio Fontana. Motivazioni simili a quelle della Gelmini: «Mi aspettavo che Forza Italia si differenziasse dalla Lega e da Fratelli d’Italia.
Il partito che conoscevo avrebbe sostenuto il Governo Draghi visto che il presidente Berlusconi si era più volte vantato di averlo portato lui alla guida del Governo». Mattinzoli è tornato semplice consigliere ed ha trovato posto nel gruppo misto dove ad attenderlo c’era un’altra bresciana Viviana Beccalossi, transfuga a sua volta, ma nel 2018 da FdI (un po’ controtendenza viste le transumanze verso il partito della Meloni, in particolare in questi ultimi due anni).

L’altro bresciano Gabriele Barucco rischiava di perdere il posto in consiglio ed è stato così nominato sottosegretario con delega ai Rapporti con le delegazioni internazionali. Venendo a Brescia, l’addio di Mattinzoli, ha costretto la coordinatrice regionale Licia Ronzulli ad azzerare i vertici locali e nominare un commissario: è il senatore Adriano Paroli. Per l’ex sindaco di Brescia si prospetta, così un collegio sicuro all’uninominale e nella prima intervista è stato molto conciliante: «C’è spazio per tutti e non c’è la volontà di escludere nessuno».
Centrodestra, liste da costruire
A fronte dello psicodramma forzista nel resto del centrodestra sono invece scattate le grandi manovre per le candidature. Per la Lega un passaggio decisivo sarà l’incontro tra il segretario provinciale Alberto Bertagna e quello regionale Fabrizio Cecchetti, ma per il Carroccio ora più che mai la partita romana si intreccia con quella lombarda: ed in effetti il partito di Salvini ha già fatto sapere che non ci sarà nessun veto per eventuali candidature alle Politiche per i consiglieri e gli assessori regionali. I rumors della settimana indicano gli assessori Davide Caparini e Fabio Rolfi come stanziali in Lombardia, con il secondo già opzionato dalla Lega come candidato sindaco a Brescia nel 2023. Verso una ricandidatura a Roma data quasi per certa invece l’on. Simona Bordonali e il sen. Stefano Borghesi.
Chi non ha problemi di addii, ma deve quasi stoppare la richiesta di esserci è Fratelli d’Italia (che dopo l’accordo nazionale se la giocherà addirittura in 98 collegi uninominali). Iniziano a girare nomi delle liste per il proporzionale con l’uscente Gianpietro Maffoni, blindatissimo, ma anche quelli della Santanché e del commissario Romano La Russa. FdI dovrebbe chiudere abbastanza velocemente con l’unico problema di non scontentare troppi aspiranti.
Il Pd, la contesa dei capilista
Nel centrosinistra oltre alla questione delle candidature, ve ne è un’altra sostanziale e di carattere generale: quella del perimetro delle alleanze. A Brescia come negli altri territori si attende un’indicazione dal livello nazionale, dalle decisioni dei leader. Ad ogni modo, soprattutto il Pd è già nel pieno della corrida: entro domani il segretario Michele Zanardi dovrà fornire al suo omologo regionale Vinicio Peluffo le indicazioni di Brescia.
Secondo le previsioni e i sondaggi i posti a disposizione dei dem non sono esigui: uno, forse due. In lizza ci sono il consigliere regionale lettiano Gian Antonio Girelli e il deputato uscente Alfredo Bazoli che in questi anni da capogruppo in commissione Giustizia alla Camera si è occupato di temi a dir poco esplosivi (dal suicidio assistito alla riforma del Csm).

Il passo di lato della Berlinghieri («La mia scelta non è un abbandono della Politica; è il tentativo di investire sul futuro della Politica, di coltivare la speranza e la fiducia, ripartendo dalla formazione, delle persone, dei giovani»), apre uno spiraglio interessante per Miriam Cominelli che potrebbe anche finire in Regione qualora Girelli candidato fosse eletto. Intanto arrivano anche i nomi dei collegi uninominali che anche l’Istituto Cattaneo nel suo ultimo studio assegna come certi al centrodestra: il Pd è pronto ad indicare in città l’ex presidente nazionale della Acli Roberto Rossini.
Nel 2018 la leghista Bordonali vinse con il 42,7% sul dem Antonio Vivenzi (29,9%). Diciamo che la candidatura di Rossini è di prospettiva anche su ciò che accadrà nel 2023 in città.
Intanto i centristi da Azione a Italia Viva aspettano gli sviluppi nazionali: saranno infatti Calenda e Renzi ad informare Benzoni e Groli sul da farsi. Fino ad allora è inutile ragionare sui nomi. Lo stesso vale per il neonato movimento rossoverde composto da Sinistra italiana ed Europa Verde. Il tema delle alleanze nel centrosinistra terrà banco nei prossimi giorni. A Roma come a Brescia.
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