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«Ha sempre fatto caldo»: storie, dati e tecnologia contro l’ideologia

Quando si parla di cambiamento climatico e di sostenibilità le opinioni hanno un valore, ma la scienza e le esperienze concrete ne hanno ancora di più
Il Polo Nord
Il Polo Nord

Il cambiamento climatico è una realtà e questo è l’ennesimo scritto che ne vuole sottolineare la gravità. Perché ancora c’è chi, pur a fronte di dati certi e delle considerazioni della quasi totalità della comunità scientifica, ne nega la portata epocale. Quel «cosa sarà mai un aumento di qualche grado in più» non è infatti solo sintomo di poca conoscenza della dinamica, bensì cela in sé antiscientismo – spesso ammantato di complottismo – e soprattutto una pericolosa scusa a non interessarsi dell’impatto umano, o effetto antropico, sul Pianeta.

L’industrializzazione che tanto ha dato in termini di ricchezza all’Occidente, tanto ha tolto sul fronte ambientale. E ora che anche altre parti del mondo spingono sull’acceleratore dell’industrializzazione, serve domandarsi se non sia davvero insensato scegliere di continuare a far finta che nulla sia successo e stia succedendo. Il più banale degli esempi: in questi giorni di caldo estremo – e no, non ha sempre fatto «così» caldo – si discute su quali siano gli orari in cui si può lavorare all’aperto, oppure se aziende come le acciaierie debbano fermare la produzione nelle ore più critiche. Basterebbe questa microscopica goccia per far rinsavire anche i più scettici.

Eppure l’ideologia controideologica, quella che si oppone all’essenza stessa del Green Deal europeo – certo migliorabile in molti suoi punti – o sbeffeggiava i giovani di Fridays For Future, non è razionale. Non sono i numeri, non le immagini delle catastrofi climatiche, non i morti né tanto meno i bilanci delle società a farli allontanare dalle loro convinzioni. Forse per tali persone questo inserto, che avete letto per mesi e che si ferma fino all’autunno, è mera retorica. Forse le storie di investimenti in sostenibilità e di pratiche ambientali, di rispetto del lavoro e della centralità delle persone, di uso e conoscenza delle nuove tecnologie, sono inutili e persino dannose.

Ma in un territorio come quello bresciano dopo si è acquisita la consapevolezza che essere sostenibili è anche un motore economico e un valore aggiunto, scrivere che si può fare qualcosa per invertire la rotta è un atto di onestà intellettuale. Perché quando si parla di cambiamento climatico e di sostenibilità le opinioni hanno un valore, ma i dati e le esperienze concrete ne hanno ancora di più.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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