Siderurgia europea, competitività tra riciclo e decarbonizzazione

Il lavoro dell’Unione europea per difendere le produzioni siderurgiche comprende diverse azioni strategiche, tra cui la riduzione del costo dell’energia, l’innalzamento dei dazi per le importazioni dei concorrenti extra europei, e l’armonizzazione dei costi tra produzioni europee e produzioni asiatiche. Questa rappresenta l’area più competitiva e invasiva per la presenza di colossi produttivi come Cina, India e più di recente anche il Vietnam.
Come spiegato a una platea di rappresentanti dell’industria siderurgica bresciana da Sebastiano Fumero, direttore generale dell’Unità Ue che gestisce i fondi per l’acciaio, ospite a Brescia (in via Flero) nel quartier generale di Ibs Consulting, «in questi mesi l’attenzione di Bruxelles si sta concentrando su come compensare l’assenza di materie prime pregiate nel nostro continente. E la soluzione è il riciclo».
Due strumenti
Con questa indicazione chiara, per il 2026 l’Ue ha quindi posto l’accento su due strumenti principali ai quali fare riferimento nella ricerca di finanziamenti per idee e progetti innovativi: il Clean industrial deal (accordo per una filiera industriale meno impattante e più possibile votata al riciclo) e l’European steel and metals action plan (piano d’azione per l’acciaio e in metalli).
Questo sforzo è finanziato dal Fondo per la ricerca nell’ambito del carbone e dell’acciaio (Rfcs). E complessivamente per il periodo 2021-2027 l’intero programma, formato dalle due azioni, ha un budget complessivo di 750 milioni di euro, tutti rivolti a progetti che accelerino la decarbonizzazione e incrementino la competitività.
Clean industrial deal

Le proposte al capitolo Clean industrial deal comprendono il recupero di metalli e materie prime critiche dai residui e sottoprodotti della produzione di ferro e acciaio tramite tecnologie avanzate; la valorizzazione di scarti e residui industriali integrandoli in processi produttivi a basse emissioni di anidride carbonica; i miglioramenti della gestione del rottame attraverso tecnologie di rilevazione, separazione e trattamento, anche tramite digitalizzazione e intelligenza artificiale; il ripensamento dei processi di riciclo negli impianti siderurgici; lo sviluppo di soluzioni per l’uso di materiali alternativi e vettori carboniosi secondari, inclusi materiali bio-based, per ridurre l’impatto climatico; la promozione di circolarità e sostenibilità ambientale attraverso l’uso delle scorie, il tracciamento digitale delle materie prime secondarie, e l’ottimizzazione dell’impatto ambientale.
Piano d’azione
Le proposte al capitolo Piano d’azione per i settori dell’acciaio e dei metalli invece comprendono lavori su tecnologie innovative per la produzione di acciaio a basso impatto ambientale e su tecnologie per nuovi tipi di acciai avanzati e nuove applicazioni. Il bando finanzia due tipi di progetti, quelli pilota, che prevedono costruzione, messa in funzione e sviluppo di un impianto o parti significative di esso, e quelli dimostrativi che prevedono costruzione e messa in funzione di un impianto o parti significative di esso su scala industriale, con l’obiettivo di raccogliere i dati tecnici ed economici per procedere allo sfruttamento commerciale della tecnologia.
Come precisato da Fumero, «La durata dei progetti deve essere compresa tra 36 e 54 mesi, il partenariato deve essere composto da almeno due realtà indipendenti tra loro, e il costo ammissibile per progetto è compreso tra 5 e 25 milioni di euro. Il tempo per presentarli scade il 6 maggio 2026 e l’avvio dei lavori è previsto per gennaio 2027».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Tecnologia & Ambiente
Il futuro è già qui: tutto quello che c’è da sapere su Tecnologia e Ambiente.
