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Mascherine al grafene, un «filo» bresciano tra Londra e Bruxelles

Il progetto Graf-Eu è stato testato al Gemelli di Roma e già prevede un altro step: la sanificazione col calore
Le mascherine al grafene Co-Mask: il progetto Graf-Eu ha ottenuto fondi europei - © www.giornaledibrescia.it
Le mascherine al grafene Co-Mask: il progetto Graf-Eu ha ottenuto fondi europei - © www.giornaledibrescia.it

C’è un filo diretto che lega Bruxelles, Londra, Como e Brescia, un filo di grafene. Proprio il grafene, composto da uno strato monoatomico di atomi di carbonio disposti a geometria esagonale, è da anni la star nell’ambito delle ricerche sui nuovi materiali, ruolo che si è guadagnato grazie alle sue caratteristiche: durezza, flessibilità, impermeabilità. Elementi che ne fanno un materiale unico e che, grazie all’azienda Directa Plus di Lomazzo (Co), serve ora anche per produrre mascherine chirurgiche. Un’innovazione nell’ambito dei dispositivi di protezione individuale, destinata a continuare a progredire.

L’idea. Il progetto Graph-Eu della società con sede in Lombardia ma quotata alla Borsa di Londra, ha infatti ottenuto un finanziamento di 100mila euro nell'ambito del bando Inno4Cov-19, promosso dall’Unione Europea con l'obiettivo di accelerare lo sviluppo e la commercializzazione di soluzioni innovative per affrontare il Covid: in questo fondamentale passaggio è stata affiancata dalla società bresciana di consulenza finanziaria Ibs Consulting. Il progetto Graph-Eu è stato perciò selezionato insieme ad altre 30 idee in tutto il continente (sistemi diagnostici e di screening, sorveglianza ambientale, attrezzature di protezione per il pubblico e il personale medico, sensori e dispositivi per la telemedicina), proprio per l’utilizzo del grafene all’interno del dispositivo di protezione: testato in laboratorio (l’attività antivirale è stata certificata dall’Ospedale Gemelli di Roma-Università Cattolica), in condizioni statiche e dinamiche, ha dimostrato la capacità di inattivare il virus.

Comfort. Inoltre, essendo un ottimo conduttore del calore, il tessuto impregnato di grafene aumenta notevolmente il comfort durante l’utilizzo della mascherina. Co-mask è il nome del prodotto già presente sul mercato (certificato Ce) e che grazie al finanziamento europeo potrà svilupparsi ulteriormente. L’obiettivo è quello di perfezionarlo sviluppando un metodo di sanificazione del filtro con un semplice riscaldamento (con ferro da stiro o asciugacapelli), creando al contempo dei filtri biodegradabili. Innovazione. Quella di Directa Plus è perciò un esempio di come l’innovazione e la tecnologia siano degli alleati di primissimo piano per affrontare la pandemia. Il successo del prodotto e l’ottenimento del finanziamento grazie ad Ibs Consulting sono però solo l’ultimo step di una storia di successo imprenditoriale. L’azienda comasca è infatti passata in pochissimo tempo dall’essere una startup innovativa (fondata nel 2005) alla quotazione sul segmento Aim alla Borsa di Londra.

È la rockstar dei nuovi materiali, un ruolo che si è guadagnato grazie alle sue caratteristiche uniche. A proposito di ciò l’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, scrive: «È forte 200 volte più dell’acciaio, come conduttore di elettricità funziona meglio del rame ed è poi un eccezionale conduttore di calore. É quasi trasparente ma è così denso che nemmeno l'elio, il più piccolo gas atomico, può attraversarlo». E continua: «Queste proprietà superano ampiamente quelle di qualsiasi altra sostanza nota e permettono di pensare a questo materiale come l’elemento che rivoluzionerà il mondo dell'elettronica, del fotovoltaico e delle applicazioni sensoristiche». Quindi il grafene si dimostra sempre più materiale duttile e dalle molteplici applicazioni, adesso tocca anche alle mascherine chirurgiche.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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