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La legge dei coltelli, Antigone e il peso delle normative green

Le parole hanno senso perché siamo noi a darglielo. E perché qualcuno ha deciso che comparissero proprio in quell’ordine
Una rappresentazione della Giustizia
Una rappresentazione della Giustizia
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La più classica delle lame a doppio taglio. Al di là del gioco di parole, le esternazioni del sindaco di Frosolone, Pasquale Rocco De Lisio, aprono una finestra su quello che è un problema millenario. Se infatti il «paese dei coltelli», noto per il fiorente settore della lavorazione delle lame, potrà subire l’effetto del divieto di vendita di strumenti oltre i cinque centimetri come stabilito dal nuovo decreto sicurezza, lo stesso discorso può estendersi a qualsiasi altra attività umana.

Dove c’è una legge, stabilita per tutti, qualcuno rimarrà scontento. È quasi una banalità a voler ben vedere, ma la valenza del diritto sta proprio in questo: non serve per far prevalere il bene sul male – la storia ha mostrato che non si può imporre la virtù per legge – ma il giusto sull’ingiusto.

Si pensi alle normative ambientali: scontentano qualcuno ma con l’intento dichiarato di tutelare il bene comune. Forse il nodo sta tutto qui: rispettare le norme non è un’opzione, anche quando queste possono creare fastidi o persino danni, è un dovere.

Si può obiettare che esistono leggi ingiuste e che talvolta sia lecito trasgredirle - Antigone docet -, ma a voler ben vedere non sono molti gli ambiti nei quali l’iniquità è davvero sancita dal legislatore. Semmai il vero problema è dato dal sommarsi di norme e codici, di adempimenti e oneri, che gravano sui cittadini e sulle aziende, soprattutto su queste ultime quando si parla di sostenibilità.

Ma torniamo ai coltelli. Invece che accanirsi contro la legge in sé, sarebbe utile cercare di capire come ci si è arrivati, quali esigenze l’abbiano motivata e se esistessero alternative. Un esercizio necessario anche in ambito ambientale, per evitare di prendersela con una norma che, in fondo, non è altro che un insieme di parole. E le parole hanno senso perché siamo noi a darglielo, e perché qualcuno ha deciso che comparissero proprio in quell’ordine.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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