Il governo ha varato il decreto sulla sicurezza, Meloni: «Ora più duri»

Uno Stato che «non si gira dall'altra parte», difende «chi ci difende» e restituisce «sicurezza e libertà ai cittadini». Giorgia Meloni rivendica, dopo due ore di Consiglio dei ministri, il nuovo pacchetto sicurezza, frutto di un serrato confronto preventivo con il Quirinale. «Non misure spot», assicura la premier, ma «un ulteriore tassello» della strategia dell'esecutivo, convinta che serva «un approccio più duro» sulla sicurezza. Che si rende necessario anche perché finora «un certo doppiopesismo della magistratura» ha reso «difficile» difendere i cittadini. Si dice «indignata» la premier, che preferisce l'intervista tv su Rete4 alla conferenza stampa a Palazzo Chigi dove manda i suoi ministri, per la scarcerazione di alcuni dei responsabili degli scontri di Torino. «Non ragazzini che vogliono fare un po’ casino» ma persone «organizzate» che «agiscono contro lo Stato».
La difesa
Difende l'intero pacchetto, spiega, come ha chiesto di fare anche al resto del governo in Cdm, le nuove misure, assicurando che non c'è alcuno «scudo penale». Semmai – prosegue – quello ce l'hanno avuto finora «i centri sociali» perché «scudo penale è quando qualsiasi cosa fai non ti succede niente». Da ora in poi invece, «non c'è più obbligo di iscrizione nel registro degli indagati quando è palese che ti sei difeso». Semplice. Di immigrazione, parte iniziale del pacchetto, ci si occuperà la prossima settimana (mentre entro «due settimane» arriverà il tanto atteso decreto bollette), con la delega per recepire il Patto Ue e un disegno di legge per contrastare l'immigrazione illegale che conterrà anche il blocco navale.
La mia intervista di poco fa a Dritto e Rovescio pic.twitter.com/LlgHDaUucT
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) February 5, 2026
Meloni spiega che intanto con il decreto legge è stata cancellata una «cosa surreale», cioè «l'automatismo» che prevedeva fino a oggi che se un immigrato «fa ricorso» sull'espulsione gli si deve «anche pagare l'avvocato» indipendentemente «dalla sua condizione economica». È stato «abolito» perché «non esiste che un immigrato abbia addirittura più diritti di un italiano». Col pacchetto sicurezza, sintetizza poco prima Carlo Nordio in conferenza stampa «cerchiamo, con un'attività di prevenzione, di evitare» che «si ripetano» i «tristi momenti» delle Brigate rosse. E non si introducono norme «liberticide» garantisce Matteo Piantedosi, riferendosi a una delle novità più controverse, il fermo preventivo di 12 ore di cui, nella stesura finale, il magistrato deve essere informato e può decidere il rilascio immediato se mancano le condizioni.
«C'è stata una proficua interlocuzione con il Colle, ci sono state giuste sottolineature ma il testo del fermo preventivo è sempre stato così», insiste Piantedosi, puntualizzando: «conosciamo un minimo di diritto anche noi...». Anche Matteo Salvini, che ringrazia «Mattarella», precisa che nel testo «non è cambiato nulla». In Cdm parlano a lungo il titolare dell'Interno e il ministro della Giustizia, che si dilunga a spiegare ai colleghi proprio lo «scudo penale», esortando a non chiamarlo così perché tale non è, chiarisce poi anche ai cronisti, perché varrà per tutti (e fa l'esempio dei medici) e «non dà impunità». Spiega anche l'utilità del registro alternativo a quello degli indagati (il «registrino» lo chiamano i ministri) altrimenti «il pm potrebbe fare accertamenti a vita».
Le novità
Tra le novità del decreto le norme «anti-maranza» con la stretta sui coltelli e le multe a genitori ed esercenti, la stabilizzazione delle zone rosse con la possibilità di allontanare soggetti pericolosi dalle aree più a rischio delle città, pene più severe per i borseggiatori, con il furto per destrezza che torna procedibile d'ufficio. C'è il divieto di partecipare a manifestazioni per i condannati per terrorismo o lesioni agli agenti (e un'altra decina di reati gravi), e sanzioni pesanti per i cortei non autorizzati o che deviano dal percorso. Non c'è la cauzione che la Lega auspicava e che, avverte Salvini, il suo partito «porterà in Parlamento».
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