Laureate all’UniBs: bene salari e occupazione ma resta il gender gap

All’Università degli Studi di Brescia le laureate mostrano livelli di occupazione elevati e risultati accademici particolarmente solidi. È quanto emerge dalla seconda edizione del Rapporto di genere di AlmaLaurea, che analizza percorsi formativi ed esiti professionali delle persone laureate, mettendo in luce punti di forza ma anche alcune persistenti differenze tra uomini e donne.
Nel 2024 l’ateneo cittadino ha registrato complessivamente 2.836 laureati: 1.780 nei corsi triennali, 661 nelle magistrali e 395 nei percorsi a ciclo unico. La componente femminile rappresenta il 49% del totale e si distingue per la regolarità negli studi e per un’elevata occupabilità. Oltre il 67% delle studentesse conclude il percorso nei tempi previsti, mentre a cinque anni dalla laurea magistrale il tasso di occupazione supera il 93%, un valore nettamente superiore alla media nazionale.
Particolarmente rilevanti sono i risultati nelle discipline scientifiche e tecnologiche: nelle aree Stem il tasso di occupazione delle laureate bresciane raggiunge il 92,3%, superando il dato italiano fermo al 91,1%. Anche sul piano retributivo le laureate dell’ateneo ottengono risultati superiori alla media nazionale, con stipendi medi netti che superano i 1.800 euro mensili, contro i 1.722 registrati del Paese.
«Orgoglio»
«I risultati del Rapporto di genere confermano l’eccellenza del percorso formativo delle nostre studentesse – osserva Marika Vezzoli, presidente della Commissione Genere dell’Unibs –. È motivo di orgoglio constatare che nelle materie Stem il tasso di occupazione delle nostre laureate supera la media nazionale, a conferma della competitività dell’ateneo». L’analisi evidenzia inoltre alcuni elementi significativi lungo il percorso. Il 62% delle laureate proviene da un liceo, quota più elevata rispetto al 52,2% dei laureati, e durante gli studi il 72,5% svolge un tirocinio curricolare, superando sia i colleghi uomini sia la media nazionale femminile.
Anche la regolarità negli studi mostra un divario marcato: le laureate in corso sono il 67,6%, mentre tra gli uomini la percentuale si ferma al 52,6%. Guardando alla condizione occupazionale a cinque anni dal titolo, i livelli di inserimento nel mercato del lavoro risultano molto alti per entrambi i generi: il tasso di occupazione raggiunge il 93,7% tra le donne e il 94,4% tra gli uomini, valori superiori alla media nazionale.
Differenze
Permangono tuttavia alcune differenze nella qualità dei contratti e nelle retribuzioni. Le donne risultano più presenti nei rapporti a tempo determinato, pari al 7,9% contro il 3,3% degli uomini, mentre i contratti a tempo indeterminato riguardano il 46,1% delle lavoratrici e il 55,7% dei colleghi.
Anche sul fronte delle retribuzioni il divario resta evidente: a cinque anni dal titolo le laureate dichiarano in media 1.876 euro netti mensili, mentre gli uomini raggiungono 2.120 euro, con un differenziale di oltre 200 euro. Nonostante questo il gap tra i laureati risulta comunque inferiore alla media provinciale, come evidenziato dal rapporto della Commissione Pari opportunità del Comune di Brescia, segno del ruolo positivo dell’alta formazione nel ridurre le disuguaglianze salariali.
Nelle discipline Stem la presenza femminile resta più contenuta: nel 2024 le donne rappresentano il 26,8% dei laureati in questi ambiti, una quota inferiore al 41,1% nazionale. Anche in questo settore, tuttavia, l’occupabilità resta molto elevata, confermando il valore strategico dei percorsi scientifici per l’ingresso nel mercato del lavoro.
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