Semplificazione e ancora semplificazione. La riforma fiscale del governo Meloni? «Purché porti davvero a una semplificazione». Severino Gritti lo ripete come se fosse un mantra. Per lui - e per tutti i commercialisti bresciani che rappresenta in qualità di presidente provinciale dell’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili - delle riserve riguardo al disegno di legge delega ci sono: «Gli intenti appaiono buoni - ammette -, ma l’esperienza ci ha insegnato che questi possono finire soffocati dalle pieghe dei decreti attuativi e delle circolari».
Gritti si riferisce alla razionalizzazione delle tasse, uno dei pilastri su cui si dovrebbe fondare la riforma, dalle imposte sui redditi all’Irap e all’Iva fino ai tributi doganali e alle accise. Nei giorni scorsi il governo sembra aver intercettato questa vena di scetticismo diffusa tra i professionisti del fisco. E nel corso dell’undicesimo Forum One Fiscale promosso da Wolters Kluwer (una delle più importanti tavole rotonde del settore), il viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo ha ribadito che «insieme all’alleggerimento del prelievo la semplificazione è l’obiettivo di fondo dell’intero progetto».




