Un trasformatore elettrico può avere una seconda vita. E poi una terza. E magari continuare a funzionare dopo ottant’anni senza finire tra i rottami. È da questa idea che BsTransfo ha costruito una parte sempre più importante del proprio business: recuperare, ammodernare e riportare in servizio macchine che altrimenti verrebbero sostituite. Una scelta che riduce consumi di materie prime ed emissioni, ma che si è rivelata anche un’opportunità industriale.
Lo dimostra il recente contratto quadro pluriennale affidato da A2A e Unareti all’azienda di Ospitaletto per la manutenzione e il rinnovamento del proprio parco trasformatori in alta tensione. «Attraverso la messa a nuovo delle macchine diamo una seconda vita a trasformatori che altrimenti sarebbero destinati alla rottamazione e sostituiti con apparecchi nuovi, con tutto il peso ambientale che la loro produzione comporta» spiega il fondatore dell’azienda Riccardo Reboldi.

Soluzioni
Oggi BsTransfo conta 25 addetti e punta a chiudere l’anno con un volume d’affari di circa 12 milioni di euro. Il 60% del fatturato deriva dalla costruzione di trasformatori nuovi destinati all’Italia e all’estero, mentre il restante 40% arriva proprio dalle attività di service, recupero e allungamento della vita delle macchine. «Riusciamo a offrire una soluzione sostenibile che piace molto ai clienti e che rappresenta per noi una linea di business sempre più importante».
Particolarmente richiesti nel mondo sono i trasformatori speciali destinati al settore siderurgico. Ma per Reboldi la sostenibilità non riguarda soltanto il prodotto finale: «Oggi bisogna guardare all’intera filiera – evidenzia –. Gli sprechi possono nascere anche nei processi che precedono la nostra attività, nella produzione dei semilavorati o delle materie prime. La vera sfida è riuscire a rendere sostenibile e tracciabile tutto il percorso produttivo».
Digitalizzazione
Accanto a questo c’è il tema della digitalizzazione. L’azienda sta infatti sviluppando sistemi che permettono di monitorare da remoto i trasformatori installati in ogni parte del mondo, raccogliendo dati sul loro funzionamento e intervenendo prima che si verifichino guasti.
E in azienda convivono professionisti con decenni di esperienza e giovani tecnici. Un equilibrio che Reboldi considera decisivo. «La governance Esg non è un peso. Le nuove generazioni sono già naturalmente orientate a questi temi. Il nostro compito è dare loro spazio e trasformare le idee in azioni concrete».
Una visione che si confronta con uno scenario internazionale sempre più incerto, che ha chiuso mercati storicamente importanti per i produttori europei e reso più instabile il costo delle materie prime. «Fare programmi di medio periodo è sempre più difficile. E, quando aumenta l’incertezza, molte Pmi tendono a rinviare investimenti e crescita. Il rischio è perdere competitività rispetto ai grandi gruppi internazionali».



