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BsTransfo, le molte vite dei trasformatori spingono i ricavi a 12 milioni

L’attività di service vale il 40% del volume di affari, Reboldi: «Attenzione agli sprechi lungo tutta la filiera». E all’azienda di Ospitaletto A2A e Unareti hanno affidato manutenzione e rinnovamento dei loro sistemi
Barbara Fenotti
Un trasformatore elettrico alla BsTransfo - © www.giornaledibrescia.it
Un trasformatore elettrico alla BsTransfo - © www.giornaledibrescia.it

Un trasformatore elettrico può avere una seconda vita. E poi una terza. E magari continuare a funzionare dopo ottant’anni senza finire tra i rottami. È da questa idea che BsTransfo ha costruito una parte sempre più importante del proprio business: recuperare, ammodernare e riportare in servizio macchine che altrimenti verrebbero sostituite. Una scelta che riduce consumi di materie prime ed emissioni, ma che si è rivelata anche un’opportunità industriale.

Lo dimostra il recente contratto quadro pluriennale affidato da A2A e Unareti all’azienda di Ospitaletto per la manutenzione e il rinnovamento del proprio parco trasformatori in alta tensione. «Attraverso la messa a nuovo delle macchine diamo una seconda vita a trasformatori che altrimenti sarebbero destinati alla rottamazione e sostituiti con apparecchi nuovi, con tutto il peso ambientale che la loro produzione comporta» spiega il fondatore dell’azienda Riccardo Reboldi.

Riccardo Reboldi
Riccardo Reboldi

Soluzioni

Oggi BsTransfo conta 25 addetti e punta a chiudere l’anno con un volume d’affari di circa 12 milioni di euro. Il 60% del fatturato deriva dalla costruzione di trasformatori nuovi destinati all’Italia e all’estero, mentre il restante 40% arriva proprio dalle attività di service, recupero e allungamento della vita delle macchine. «Riusciamo a offrire una soluzione sostenibile che piace molto ai clienti e che rappresenta per noi una linea di business sempre più importante».

Particolarmente richiesti nel mondo sono i trasformatori speciali destinati al settore siderurgico. Ma per Reboldi la sostenibilità non riguarda soltanto il prodotto finale: «Oggi bisogna guardare all’intera filiera – evidenzia –. Gli sprechi possono nascere anche nei processi che precedono la nostra attività, nella produzione dei semilavorati o delle materie prime. La vera sfida è riuscire a rendere sostenibile e tracciabile tutto il percorso produttivo».

Digitalizzazione

Accanto a questo c’è il tema della digitalizzazione. L’azienda sta infatti sviluppando sistemi che permettono di monitorare da remoto i trasformatori installati in ogni parte del mondo, raccogliendo dati sul loro funzionamento e intervenendo prima che si verifichino guasti.

E in azienda convivono professionisti con decenni di esperienza e giovani tecnici. Un equilibrio che Reboldi considera decisivo. «La governance Esg non è un peso. Le nuove generazioni sono già naturalmente orientate a questi temi. Il nostro compito è dare loro spazio e trasformare le idee in azioni concrete».

Una visione che si confronta con uno scenario internazionale sempre più incerto, che ha chiuso mercati storicamente importanti per i produttori europei e reso più instabile il costo delle materie prime. «Fare programmi di medio periodo è sempre più difficile. E, quando aumenta l’incertezza, molte Pmi tendono a rinviare investimenti e crescita. Il rischio è perdere competitività rispetto ai grandi gruppi internazionali».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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