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Brevetti green, l’Italia brilla in Europa con manifattura e ricerca

Fondazione Symbola e Unioncamere: il Paese terzo dopo Germania e Francia, la Lombardia miglior Regione. In crescita investimenti e fatturati delle aziende sostenibili
Anche la finanza riconosce l'importanza dei brevetti green
Anche la finanza riconosce l'importanza dei brevetti green
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L’Italia è sul podio europeo per numero di brevetti green: con 295 si piazza al terzo posto dopo Germania (1.632) e Francia (729). E chi brevetta è più competitivo soprattutto quando si tratta di tecnologie verdi. Lo conferma lo studio «Competitivi perché sostenibili», realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro studi Guglielmo Tagliacarne.

Come si diceva l’Italia fa bella figura nel report, anche per quanto concerne il numero di brevetti per azienda: è terza (16,5 ogni 1.000 aziende) dopo Germania (21,6) e Austria (18,9). A livello territoriale Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte ne hanno il numero maggiore, forti della loro tradizione manifatturiera e della capacità di trasformare ricerca e know-how industriale in soluzioni concrete.

Nel dettaglio

A trainare le domande italiane di brevetto europeo verde è il settore manifatturiero, motore principale dell’innovazione. Seguono quelli legati a ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso (3,5%) e costruzioni (3,5%). In crescita costante, sottolinea lo studio, gli investimenti in sostenibilità, con 578.450 imprese che tra il 2019 e il 2024 hanno messo in campo stanziamenti in chiave ambientale (38,7% del totale).

Oltre a ciò l’Italia ha brevetti importanti in comparti chiave: mobilità sostenibile (31% sul totale dei brevetti che riguardano la mitigazione dei cambiamenti climatici); efficienza energetica nell’edilizia, in cui superiamo la media Ue; gestione dei rifiuti e delle acque reflue; tecnologie Ict per la mitigazione climatica, con un incremento record del +270% negli ultimi dieci anni.

Bilanci

Le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi generano inoltre un fatturato molto più elevato rispetto alle altre (382 milioni di euro per impresa contro 41 milioni delle non green) e registrano una maggiore produttività (144.000 euro di valore aggiunto per addetto contro 92.000). Dal punto di vista dell’export, oltre la metà (57,8%) esporta, generando oltre 63 miliardi di euro, con una forte diversificazione dei mercati di riferimento. Il capitale umano poi è maggiormente qualificato, con una quota più alta di laureati (29,7%, di cui il 16,7% in discipline StemPlus). Infine queste imprese attraggono più capitale estero: il 41,9% ha partecipazioni straniere, contro il 31,7% delle non green.

La strada

«L’Italia sa innovare e competere nei settori ambientali – ha detto il presidente di Fondazione Symbola Ermete Realacci –, ma è necessario investire di più in ricerca e replicare il modello vincente dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili». Il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, ha osservato invece come «l’Italia abbia compiuto grandi passi avanti nella brevettazione green (+44,4% tra 2012 e 2022) ma occorre maggiore consapevolezza del valore della tutela giuridica e deve migliorare il rapporto tra ricerca e impresa. La finanza, fondamentale per crescita e competitività, è attenta alle imprese con brevetti su tecnologie green».

Anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha rimarcato l’importanza dei brevetti in campo ambientale, sottolineando come l’Italia «disponga di eccellenze di primissimo piano in campo green» e può «essere leader nel riciclo dei rifiuti che contengono materie prime critiche. E queste sono e saranno sempre più fondamento dell’autonomia strategica per non dipendere da altri Paesi».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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