La guida al museo è un ologramma che interagisce col pubblico

Immaginate di entrare in un museo e di trovarvi davanti Galileo Galilei. È lì, a pochi passi da voi. Vi guarda, accenna un sorriso e aspetta una vostra mossa. Ma, direte, com’è possibile? È proprio questo il punto. Ciò che sembra impossibile, oggi prende forma, voce e movimento. Quello che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza è ora realtà con Vetrina Digitale, società con sede a Brescia specializzata in comunicazione anche grazie agli ologrammi interattivi: figure a grandezza naturale, capaci di conversare in modo coerente e sorprendentemente realistico.
Fondata da Marco Mattia, con alle spalle una solida formazione in elettronica e informatica, l’azienda è all’avanguardia in Italia e in Europa per l’utilizzo degli ologrammi 3D. L’ultima affascinante applicazione arriva dal Castello di Massafra (Taranto) trasformato in museo, dove la ricostruzione della baronessa Monsorio effettuata da Vetrina Digitale accoglie in italiano e inglese i visitatori nella mostra permanente. «Qui – spiega Mattia – l’ologramma non è una semplice installazione scenografica: prende parola, risponde alle domande e dialoga con il pubblico, trasformando la visita in un’esperienza immersiva e coinvolgente».
La tecnologia
Partendo dalla fotografia di un’attrice che interpretava la baronessa durante il Carnevale locale, sono stati ricostruiti volto, espressioni e movimenti, mentre i visitatori possono «dialogare» con lei come se il tempo si fosse fermato. Musiche d’epoca ricreate con cura, poi, contribuiscono a restituire l’atmosfera originale. «Questa tecnologia – prosegue il ceo dell’azienda bresciana –unisce la potenza visiva dell’olografia all’intelligenza artificiale conversazionale. Non ti limiti a guardare: interagisci, fai domande e ottieni risposte. Il principio è semplice quanto rivoluzionario: puoi dare voce e presenza a chiunque. Dai personaggi storici come Giulio Cesare o Tutankhamon, fino a icone dello sport come Tazio Nuvolari e figure contemporanee come l’amministratore della tua azienda».
Facile a dirsi, ma dietro l’effetto scenico c’è un lavoro preciso: ogni ologramma viene addestrato su contenuti specifici e coerenti con il personaggio, così le risposte sono pertinenti, controllate e affidabili. L’impatto è immediato: scala 1:1 per un realismo totale, versione full body o mezzo busto, e la possibilità di inserimento in una teca trasparente. Sono in crescita gli ambiti in cui questa tecnologia stia già facendo la differenza.
«Nei musei – riferisce Mattia – i visitatori possono conversare con i personaggi storici. In fiera gli ologrammi diventano veri e propri ambasciatori aziendali, capaci di presentare prodotti e rispondere alle domande. In aeroporti, ospedali e centri commerciali, si trasformano in hostess e steward sempre disponibili».
E non si tratta solo di stupire. Il vero valore consiste nel trasformare l’attenzione dello spettatore, utente o visitatore che sia in coinvolgimento reale. «Siamo solo all’inizio - assicura l’imprenditore - . Gli ologrammi diventeranno sempre più presenti nei luoghi pubblici e nelle imprese. Chi li adotta oggi non segue un trend: sta costruendo un vantaggio competitivo concreto».
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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