«Anche se lo scenario attuale presenta elementi di forte pressione, la prospettiva di chi affianca quotidianamente le imprese è orientata alla pragmatica individuazione di opportunità e contromisure strategiche, piuttosto che alla passiva rassegnazione». Lo spread si sta avvicinando ai 120 punti, da settimane il petrolio è ampiamente sopra i 100 dollari al barile, la borsa di Milano soffre l’alta volatilità dei mercati e le tensioni in Medio Oriente non si sopiscono: di fronte a questo scenario Patrizia Apostoli vede comunque il bicchiere mezzo pieno.
«La “tempesta perfetta” costringe a cambiare marcia, trasformando la gestione del rischio da attività di controllo a vero e proprio motore di competitività aziendale – continua la presidente dell’Ordine dei dottori Commercialisti ed Esperti contabili di Brescia, che domani aprirà la due giorni dedicata alla Crisi d’impresa, a Villa Baiana –. E in questo contesto, il ruolo del professionista non è guardare lo specchietto retrovisore, ma indicare la strada attraverso una gestione rigorosa della liquidità, la flessibilità della struttura dei costi e la trasparenza con gli stakeholder, soprattutto con il mondo bancario. Per le imprese pronte a innovare i propri modelli di business, questa fase di forte discontinuità rappresenta anche un momento da cui uscire più forti e competitivi».
In tal senso, che segnali registrate ad esempio dal Tribunale di Brescia?
Dal Tribunale di Brescia, che rappresenta il termometro giudiziario di una delle province più industrializzate d’Europa, non arrivano segnali di un crollo verticale, ma emergono numeri chiari che confermano una fase di forte stress finanziario per il tessuto economico locale. Il dato numerico più evidente riguarda il forte incremento delle procedure concorsuali pesanti. Il Tribunale cittadino si consolida come il secondo tribunale della Lombardia per volume di dissesti: Brescia assorbe il 13% di tutte le procedure di insolvenza aperte nell’intera regione. Accanto alle ombre delle liquidazioni, c’è tuttavia un numero che dimostra come gli imprenditori stiano provando a reagire prima che sia troppo tardi. Il ricorso alla Composizione negoziata della crisi d’impresa ha registrato un vero e proprio boom, con un incremento del 55% delle istanze presentate: in apparenza un segnale negativo, in realtà la dimostrazione che la nuova legge offre soluzioni, anziché imboccare percorsi irreversibili o limitarsi al ruolo sanzionatorio come la precedente.
Gli imprenditori hanno davvero appreso pienamente le potenzialità del nuovo Codice della crisi e il fatto che il commercialista debba poter intervenire anzitempo per prevenire che la loro azienda finisca in default?
Purtroppo la maggioranza delle imprese non lo ha ancora compreso appieno. C’è un profondo divario tra lo spirito della norma e la reale percezione culturale degli imprenditori, soprattutto nelle micro e piccole imprese. L’idea che il commercialista debba "entrare in azienda" per monitorare i conti prima che arrivi il default viene ancora vista da molti come un’ingerenza o, peggio, come un costo inutile. La consapevolezza non nasce quasi mai spontaneamente, ma si sta imponendo per necessità attraverso, per esempio, gli istituti di credito che rifiutano ormai i finanziamenti alle imprese che non esibiscono gli adeguati assetti contabili e la responsabilità personale, in quanto gli amministratori stanno iniziando a capire che se non si muovono per tempo rischiano il proprio patrimonio personale per i debiti dell’azienda.
È una sfida anche di carattere culturale?
Esatto. Direi che la strada è tracciata, ma lo sforzo maggiore è di carattere culturale: le imprese che capiranno che il commercialista oggi serve a proteggere la continuità aziendale e non solo a pagare meno tasse saranno quelle che sopravviveranno alla selezione del mercato.
Nel complesso, si può dire che il nuovo Codice della crisi funzioni?
L’impianto concettuale funziona ed è rivoluzionario, ma la sua applicazione sta rivelando forti resistenze e criticità strutturali, che hanno richiesto continui correttivi normativi. La criticità principale della riforma rimane la tempestività. Nella realtà, come le ho già detto, molti imprenditori continuano ad accedere agli strumenti del Codice in ritardo, quando la situazione è già compromessa o irreversibile. Un altro problema è rappresentato dalla storica rigidità nella negoziazione con creditori come Fisco e Previdenza. Qualcosa di simile accade con le banche: non appena un’azienda attiva un percorso di allerta, il sistema bancario, per stringenti regole di vigilanza europee sui crediti deteriorati, tende a irrigidire il merito creditizio o a bloccare le linee di cassa. Questo paradosso rischia di tagliare la liquidità proprio nel momento in cui l’azienda ne ha più bisogno per attuare il piano di rilancio.
Appuntamenti formativi come quello di Villa Baiana diventano imprescindibili per la vostra categoria. In futuro sarete anche costretti a implementare l’adozione di software e tecnologie «predittive»?
La spinta verso l’adozione di tecnologie predittive e intelligenza artificiale è ormai inevitabile. L’AI non sostituirà il commercialista, ma i commercialisti che usano software predittivi sostituiranno rapidamente quelli che continuano a guardare solo i bilanci dell’anno prima. Il Codice della Crisi non chiede di certificare il passato, ma di prevedere il futuro a 12 mesi. Monitorare i budget di cassa dinamici, i flussi finanziari prospettici e gli indicatori della Centrale rischi è umanamente impossibile senza algoritmi e software di analisi predittiva. La giurisprudenza, poi, sta iniziando a considerare la mancata adozione di strumenti digitali di allerta precoce come una vera e propria colpa organizzativa. L’adozione di piattaforme di AI applicata agli adeguati assetti serve al professionista per tracciare e documentare l’attività di controllo. Attenzione, però: la tecnologia supporta, ma la decisione resta umana. L’algoritmo predittivo può segnalare l’anomalia, spetterà poi al commercialista analizzare il contesto, interpretare il dato economico e applicare il proprio giudizio professionale per strutturare la strategia di risanamento.




