Cresce ancora la crisi d’impresa: l’allarme anche a Brescia

L’Osservatorio Unioncamere-Infocamere aveva lanciato l’allarme già quest’estate. Dal 2022, anche nella nostra provincia si è rilevato un costante aumento delle crisi d’impresa. Dal luglio di quell’anno, il nuovo «Codice della crisi» ha sostituito la procedura di fallimento con quella della liquidazione giudiziale, ma la tendenza non è cambiata.
A dicembre di cinque anni fa, erano 148 le società bresciane giunte al capolinea: 26 con il «vecchio» rito della procedura fallimentare e 122 attraverso la più «recente» liquidazione giudiziale. Da lì in avanti i registri del Tribunale cittadino dedicati a questa materia hanno riportato numeri sempre maggiori: nel 2023 sono complessivamente 194 le imprese finite in default finanziario (188 quelle in liquidazione giudiziale e 6 in fallimento), segnando un +23,71% rispetto ai dodici mesi precedenti. Un balzo che si ripete nel 2024: +26,28%, con 245 aziende trascritte nei libri del Palagiustizia (244 con la liquidazione giudiziale e 1 con la procedura del fallimento). Una crescita che non si è placata nel 2024, la cancelleria del Palagiustizia ha formalizzato la liquidazione giudiziale per 289 società e 1 un fallimento: nel complesso si è quindi assistito a un (ulteriore) incremento del fenomeno pari al 18,36%.
Lo scenario
A livello nazionale, gli ultimi dati diffusi appunto dall’Osservatorio Unioncamere-Infocamere e aggiornati al primo semestre di quest’anno, rivelano che le procedure in materia di crisi d’impresa sono aumentate del 29%, passando dai 5.505 registrati nel periodo gennaio-giugno 2024 ai 7.116 dello stesso periodo 2025. In tutto il 2024 le procedure concorsuali erano state 11.701, in crescita del 22% rispetto all’anno precedente. L’incremento prosegue da quattro anni e palesa le difficoltà delle imprese in una fase congiunturale che continua a essere caratterizzata innanzitutto dall’aumento dei tassi di interesse, da guerre, instabilità geopolitica e aumento dei costi (materie prime e energia in primis).
I dati del primo semestre 2025 sull’intero anno, l’aumento rispetto al 2022 supera il 61%: si passa dalle 8.828 procedure del 2022 alle 14.232 stimate per il 2025 (ma potrebbero essere di più poiché molti iter si concentrano nell’ultima parte dell’anno).
L’Osservatorio dedicato alle crisi d’impresa di Unioncamere, sulla base di dati Infocamere, monitora l’apertura delle procedure disciplinate dal nuovo Codice della crisi. Si tratta di aziende in difficoltà già da qualche tempo, ma che vengono censite quando l’iter concorsuale avviato in tribunale viene comunicato al Registro delle imprese oppure quando viene chiesto l’accesso alla composizione negoziata, il percorso extragiudiziale che punta ad anticipare l’emersione della crisi.
I settori di attività
In tutto il Paese, Commercio e costruzioni sono i settori di attività con la più alta percentuale di imprese che hanno avviato una liquidazione giudiziale nei primi sei mesi del 2025. Il 23,2% delle aziende si colloca infatti nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, il 22,2% nell’edilizia, mentre un altro 16,3% nelle attività manifatturiere.
Questi numeri collocano l’Italia tra i Paesi europei maggiormente colpiti in un contesto globale segnato da instabilità e difficoltà economiche. A livello globale, tuttavia, nel 65% dei Paesi industrializzati, le insolvenze sono aumentate, toccando le quote più alte registrato dal 2012.
La tabella riporta i dati delle procedure fallimentari registrate a Brescia dal 2007, l’anno precedente allo scoppio della crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti e che nei periodi a seguire ha prodotto inevitabili effetti negativi anche in Europa. Non a caso, anche a Brescia si è assistito a un significativo aumento dei fallimenti, fino ad arrivare al record del 392 società giunte al capolinea del 2014. Dal 2007 al 2024, secondo i numeri raccolti in Tribunale, a Brescia sono mediamente finite «ko» 261 società all’anno. Il dato assoluto del 2024, con 289 imprese che hanno intrapreso la liquidazione giudiziale e una la procedura fallimentare, è comparabile con quello del 2016.
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