Manca un lavoratore su due, eppure tra quelli già impiegati affiorano contratti irregolari, pagamenti in contanti e lavoro nero. Le due facce del turismo bresciano convivono nella stessa stagione: alberghi e ristoranti cercano personale, mentre una parte degli addetti resta esposta a precarietà e bassi redditi.
Stabilire quanti siano sotto la soglia di povertà salariale, però, non è possibile: l’Istat misura la povertà considerando le condizioni familiari e non pubblica una conta provinciale riferita ai singoli occupati. Secondo il focus 2026 della Filcams Cgil, nel turismo quasi sette addetti su dieci percepiscono una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro lordi, soglia fissata al 60% della mediana. La percentuale non può essere trasferita automaticamente a Brescia, dove la stagionalità riduce per molti la continuità del reddito.
Prospettive
A confermarne il peso sono le previsioni del sistema Excelsior: tra luglio e settembre 2026 alberghi, ristorazione e servizi turistici bresciani prevedevano 5.270 ingressi. Soltanto l’11% delle assunzioni era a tempo indeterminato, contro il 65% a termine; un altro 21% rientrava negli «altri contratti dipendenti», quota nettamente più alta rispetto agli altri settori, mentre l’apprendistato si fermava al 4%. Il tempo determinato non equivale a sfruttamento, ma la prevalenza dei rapporti brevi aiuta a spiegare perché il reddito annuo possa restare basso anche quando la paga rispetta i minimi contrattuali.
Uno spaccato diverso arriva dai controlli della Guardia di Finanza. Nei 63 interventi condotti tra giugno e luglio nelle località turistiche sono emerse 94 posizioni irregolari: 66 persone lavoravano in nero e 28 presentavano altre irregolarità. Per 16 attività è stata chiesta la sospensione e in alcuni casi lo stipendio veniva pagato in contanti.
Numeri rilevanti, che non consentono però di concludere che l’intero settore funzioni così: le verifiche sono mirate sulle situazioni considerate a rischio e non rappresentano tutte le imprese bresciane. Il tema non può quindi trasformarsi in una crociata contro albergatori, ristoratori e gestori di b&b. Molte aziende rispettano i contratti, sostengono costi crescenti e denunciano una carenza di candidati ormai strutturale. Federalberghi Brescia richiama, fra le cause, denatalità, competenze insufficienti e concorrenza di territori con stipendi più alti.
Scenari
Le due fotografie devono stare insieme: da un lato imprese che non trovano personale, dall’altro lavoratori esposti a falsi part-time, ore fuori busta o impiego in nero. Senza estendere all’intero comparto le irregolarità emerse, i numeri mostrano quanto sia urgente garantire occupazione regolare, retribuzioni adeguate e, non ultima, maggiore stabilità a chi sostiene l’ospitalità bresciana.



