Quest’anno l’84% delle imprese manifatturiere bresciane ha effettuato interventi di efficientamento energetico, segnando un netto aumento rispetto al 77% del 2024 e al 54% del 2022. Il 57% ha installato impianti da fonti rinnovabili negli ultimi tre anni, arrivando a coprire in media il 24% del proprio fabbisogno elettrico. Quanto agli investimenti futuri, l’impegno in materia di sostenibilità rimane alto: l’85% delle aziende prevede nuovi investimenti green per il triennio 2026-2028.
Lo certifica la terza edizione dell’Osservatorio Imprese sostenibili-Atlante delle buone pratiche ambientali nell’industria bresciana, condotto dal Centro studi di Confindustria Brescia in collaborazione con il Research department di Intesa Sanpaolo e con l’Osservatorio per il territorio (OpTer) dell’Università Cattolica su un campione di 164 imprese manifatturiere locali, che totalizzano 21mila dipendenti e 11,9 miliardi di euro di fatturato. L’indagine restituisce una fotografia che porta lo score medio (la valutazione globale) di sostenibilità ambientale delle aziende di casa nostra a 66 punti su 100. I leader della sostenibilità sono per lo più società di medio grandi dimensioni: rappresentano il 18% del totale, ma generano ben il 59% dei ricavi complessivi.
Sotto la lente
La presentazione è avvenuta nella sede di Confindustria Brescia, in un incontro moderato dal giornalista Fabio Gafforini, dove il vicepresidente con delega Esg e Legalità, Matteo Meroni, ha rilevato: «L’Osservatorio, avviato nel 2022, ci permette di comprendere come evolve l’approccio dell’impresa alla sostenibilità e di individuare i temi sui quali concentrare l’attenzione. I risultati confermano come la sostenibilità ambientale sia sempre più strettamente legata alla competitività del nostro sistema produttivo e i numeri testimoniano gli investimenti compiuti dalle aziende per ridurre i consumi, migliorare i processi e affrontare il tema dei costi energetici. Restano – aggiunge il vicepresidente – alcune sfide importanti, a partire dai rischi climatici: gran parte delle imprese dichiara di esserne esposta, ma soltanto il 14% ne integra la gestione nel proprio piano industriale. Come Confindustria Brescia vogliamo continuare ad accompagnare le aziende, favorendo informazione, confronto e condivisione delle buone pratiche. La transizione ambientale richiede anche una forte collaborazione tra imprese, istituzioni, università e sistema finanziario».
Ad illustrare la ricerca è stato Davide Fedreghini del Centro studi Confindustria Brescia, con Giovanni Foresti (Intesa Sanpaolo) e Daniela Bragoli (Università Cattolica). È quindi seguita la tavola rotonda con Carolina De Miranda (sustainability manager Ori Martin); Andrea Bartolini (direttore commerciale Imprese Lombardia Sud Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo) e Giovanni Marseguerra (direttore OpTer Università Cattolica del Sacro Cuore).
«I risultati che emergono dalla ricerca consentono di approfondire ulteriormente la lettura del percorso evolutivo del sistema produttivo bresciano in tema di sostenibilità ambientale, con particolare riferimento alla crescente integrazione dei principi Esg nelle strategie e nelle pratiche aziendali, e confermano che per le nostre imprese l’attenzione all’ambiente e al territorio in cui operano è sempre più convinta e determinata – ha commentato Marseguerra –. Non mancano ovviamente gli elementi di debolezza e le aree di miglioramento, specialmente per quanto riguarda le imprese di più piccola dimensione, ma complessivamente si conferma che il tessuto produttivo bresciano, fortemente radicato nella manifattura e nella metalmeccanica, sta affrontando la sfida della sostenibilità non solo per obbligo normativo, ma come vera e propria leva strategica di competitività».
Le conclusioni, infine, sono state affidate a Lara Ponti, vicepresidente Confindustria per la Transizione ambientale e gli Obiettivi Esg.
I criteri
Dopo le prime edizioni caratterizzate da una analisi della sostenibilità integrata sui tre pilastri – ambientale, sociale e di governance –, il metodo seguito è ora quello dell’alternanza, per cui dall’attuale edizione con focus sull’ambiente, si tornerà nel 2027 a parlare di sociale.
Sul versante dell’economia circolare, va ricordato che l’Italia si posiziona al primo posto a livello europeo, registrando un tasso di utilizzo di materie prime seconde superiore al 20%, quota che supera abbondantemente i principali concorrenti europei. Il 30% del sistema manifatturiero bresciano utilizza nei propri processi produttivi rifiuti, End of Waste (cessazione della qualifica di rifiuto) o sottoprodotti, quota che raggiunge il 65% tra le imprese di maggiori dimensioni. Tra le imprese che utilizzano rifiuti/EoW, si evidenzia come circa un terzo arrivi a utilizzare rifiuti o sottoprodotti per oltre l’80% delle materie prime utilizzate e i principali input riguardano rottami di ferro e acciaio, rame, alluminio e plastica.
Ma le aziende ne parlano? Si denota un trend in crescita nella comunicazione da parte delle interpellate, passate dal 30% del 2022 al 48% del 2026 (almeno la metà è ancora carente su tale aspetto). La propensione a comunicare aumenta proporzionalmente alla dimensione aziendale. In media, ogni azienda utilizza 2,5 strumenti (principalmente bilanci di sostenibilità, sezioni dedicate sul sito web e canali social) e il 97% dei bilanci viene redatto su base volontaria.



