Economia

Sospensione del bollo auto, è scontro tra governo e Regioni

Centrodestra compatto sullo stop dal 2027. I governatori Pd contestano le compensazioni e accusano l’esecutivo di usare un tributo regionale per una misura elettorale
Tajani, Meloni e Salvini durante la conferenza stampa - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Tajani, Meloni e Salvini durante la conferenza stampa - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il nuovo intervento sul bollo auto accende lo scontro politico soprattutto sul rapporto tra Stato e Regioni. Se da una parte il Governo e i presidenti delle Regioni di centrodestra parlano di una misura destinata ad alleggerire il carico fiscale per milioni di automobilisti e motociclisti, i governatori di centrosinistra contestano al contrario sia l’entità delle compensazioni sia il momento scelto per introdurre il provvedimento.

La misura

La misura, varata dal Consiglio dei ministri, prevede nel 2027 l’esenzione dal pagamento del bollo per le automobili di determinate categorie e per i motocicli. Secondo quanto riferito dal presidente lombardo Attilio Fontana, il provvedimento riguarderebbe 13 milioni di automobilisti e 7 milioni di motociclisti. Il Governo ha previsto trasferimenti alle Regioni per compensare il mancato introito.

La premier Giorgia Meloni è intervenuta anche sul carattere temporaneo della misura. «L’abolizione del bollo auto non vale solo per il 2027», ha scritto su X. «Come il Governo ha già ampiamente garantito e ribadito, la misura è pensata per essere strutturale, quindi definitiva».

Come lei, anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha confermato l’intenzione di ampliare progressivamente l’intervento. «È un punto di partenza e non un punto di arrivo», ha detto a Rtl 102.5, spiegando che il Governo valuterà se già con la prossima legge di bilancio sarà possibile estendere l’esenzione anche alle automobili sopra gli 80 kW di potenza.

I sostenitori

Tra i sostenitori del provvedimento c’è il presidente della Lombardia Fontana, che considera l’abolizione del bollo un intervento utile per chi sta affrontando una fase di difficoltà economica. «Una buona notizia che offre sollievo economico per i cittadini che stanno vivendo un momento di difficoltà economica», ha commentato, sottolineando anche il ruolo delle compensazioni previste per le Regioni: «C’è poi la garanzia per le Regioni che non saranno penalizzate da questo provvedimento in quanto il Governo ha garantito che si impegna a trasferire alle Regioni il mancato introito della tassa automobilistica». Il presidente lombardo ha definito quello sul bollo un impegno concordato con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e poi mantenuto dall’esecutivo nazionale.

Una posizione condivisa dai dodici presidenti di Regione e Provincia autonoma appartenenti al centrodestra: Marco Marsilio in Abruzzo, Vito Bardi in Basilicata, Roberto Occhiuto in Calabria, Francesco Rocca nel Lazio, Marco Bucci in Liguria, Francesco Acquaroli nelle Marche, Francesco Roberti in Molise, Alberto Cirio in Piemonte, Renato Schifani in Sicilia, Alberto Stefani in Veneto e Maurizio Fugatti per la Provincia autonoma di Trento. Secondo la loro lettura, il provvedimento alleggerirebbe il lavoro delle amministrazioni regionali, perché lo Stato si farebbe carico delle somme corrispondenti al mancato gettito e verrebbe meno parte dell’attività legata alla riscossione e al recupero dell’evasione.

Anche il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, ha espresso apprezzamento. «Si tratta di un provvedimento che valutiamo positivamente ancor di più per la copertura finanziaria sostenuta dal governo, senza oneri per i bilanci regionali», ha dichiarato.

Giani: «Livello sconsiderato di demagogia elettorale»

Di segno opposto la reazione del presidente della Toscana Eugenio Giani, che contesta innanzitutto il meccanismo finanziario previsto dal decreto. Per Giani, il trasferimento statale non sarebbe sufficiente a compensare le entrate perse dalle Regioni. In un’intervista al Fatto Quotidiano ha parlato di «demagogia» legata alla campagna elettorale e ha sostenuto che, nel caso della Toscana, a fronte di circa 350 milioni di euro di minori entrate, il rimborso previsto sarebbe di poco più di 100 milioni.

Giani contesta anche la scelta di intervenire su un tributo regionale. «Si gioca una misura elettorale in cui taglia le tasse, ma lo fa – guarda caso – non con le imposte dello Stato, ma delle Regioni», ha affermato, sostenendo che il provvedimento rischierebbe di incidere sulla capacità delle amministrazioni regionali di finanziare i servizi. Il presidente toscano ha collegato la questione anche al finanziamento della sanità. Secondo Giani, in un momento in cui le Regioni chiedono maggiori risorse per il settore sanitario, sottrarre loro una parte delle entrate del bollo, per poi prevedere una compensazione, rappresenterebbe una scelta contraddittoria.

Sul piano politico, Giani ha inoltre richiamato una delle promesse avanzate negli anni dalla presidente del Consiglio quando era all’opposizione: l’abolizione delle accise sui carburanti. «Se Giorgia Meloni vuol prendere un provvedimento fiscale coerente con se stessa dovrebbe fare quello che ha detto per anni: abolire le accise sul carburante», ha detto.

De Pascale e Decaro: dubbi su costi e tempistica

Critico anche il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale, che ha scelto una posizione più prudente in attesa degli atti ufficiali. «Aspettiamo di avere atti ufficiali per capire», ha dichiarato. Secondo le informazioni a disposizione del governatore, il taglio sarebbe di 2,3 miliardi di euro rispetto agli oltre 7 miliardi complessivi di gettito del bollo. Per l’Emilia-Romagna, ha aggiunto, l’impatto sarebbe di circa 550 milioni di euro.

Il presidente della Puglia Antonio Decaro ha invece concentrato la sua critica sulla data di applicazione della misura. «Sono certo che sia un caso che la misura abbia validità per il 2027, l’anno in cui si vota», ha affermato, aggiungendo: «Ma anche il caso a volte ha un ottimo senso del tempismo».

Dalle opposizioni è arrivato anche l’intervento di Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva ha rivendicato di avere proposto in passato l’abolizione del bollo e ha ricordato che, nella legge di bilancio del 2018, secondo quanto da lui riferito, erano state individuate risorse per 7 miliardi di euro per eliminarlo completamente. Renzi ha quindi criticato Meloni richiamando una sua precedente polemica sull'argomento e sostenendo che l’attuale Governo dovrebbe procedere verso una cancellazione effettiva e non limitata ad alcune categorie.

Salvini guarda anche al superbollo

Nel dibattito sul bollo auto si inserisce anche il tema del superbollo, sul quale Salvini ha annunciato che il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta effettuando alcune stime. Il ministro ha indicato in circa 250 milioni di euro l’anno gli introiti legati al superbollo per le automobili sopra i 180 kW. L’ipotesi allo studio, ha spiegato, non sarebbe quella di cancellare immediatamente il tributo per tutte le automobili interessate, ma di innalzare la soglia di potenza o cilindrata oltre la quale scatta il pagamento.

Secondo Salvini, una riduzione del superbollo potrebbe avere effetti anche sul mercato automobilistico e, nelle valutazioni del ministero, un eventuale intervento dovrebbe essere calibrato in modo da compensare il minor gettito attraverso una maggiore attività economica.

Il ministro ha infine ribadito che l’obiettivo del Governo sul bollo non si fermerebbe al provvedimento appena approvato. L’ipotesi è di rendere l’esenzione stabile negli anni e, se le risorse lo permetteranno, di estenderla progressivamente anche alle automobili di potenza superiore agli 80 kW.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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