Smart working per 60mila bresciani, solo il 10% dei lavoratori totali

Sono quasi 60 mila i lavoratori e le lavoratrici bresciane che, nel 2024, hanno lavorato da casa, in smart working. Poco più del 10% del totale degli occupati in provincia. In maggioranza (35.193 persone) solo per qualche giorno (meno della metà del tempo) mentre una parte comunque rilevante (24.513 persone) ha svolto il lavoro agile per la maggior parte dei giorni (almeno la metà).
Lo smart working, definito in Italia come lavoro agile (Legge 81/2017), è una modalità organizzativa del rapporto di lavoro subordinato che prevede l’assenza di vincoli spaziali e orari rigidi, la flessibilità organizzativa, l’uso di strumenti tecnologici e la responsabilizzazione sui risultati, spesso con alternanza tra ufficio e remoto.
I dati dell’Istat
Sono questi, al 31 dicembre 2024, i dati diffusi dell’Istat che, con riferimento alla provincia di Brescia, ci raccontano come a lavorare da casa siano numericamente più numerosi gli uomini (31.365) rispetto alle donne (28.341). Tuttavia, considerando che i maschi sono più numerosi delle femmine tra gli occupati, la percentuale di donne che, tanto o poco, ha lavorato da casa è nell’ordine dell’11,3% e supera quella degli uomini che si ferma al 9,3% degli occupati. Ovviamente, quasi il 90% dei lavoratori bresciani non ha mai fatto smart working, l’88,7% delle donne e il 90,7% degli uomini.
Quasi la metà di coloro che hanno lavorato da casa, con maggiore o minore frequenza, 29.491 lavoratori, il 49,4% del totale, si collocano nella fascia di età centrale del mercato del lavoro, da 30 a 49 anni. Rilevante è il numero dei più anziani, con 50 anni o più, che superano 21mila unità, pari al 35,3%, mentre minore è la quota dei più giovani (fino ai 29 anni) che superano di poco le 9mila persone, il 15,3% del totale.
Il raffronto
Questi numeri, rapportati all’occupazione totale nelle diversi classi di età, tuttavia ci raccontano come sia solo relativamente maggiore il ricorso allo smart working nella fascia di età centrale, ove, tanto o poco, coinvolge l’11,3% degli occupati a fronte del 9,6% per i più giovani e del 9,1% per i più anziani. La stessa statistica ci racconta come a Brescia il ricorso allo smart working sia decisamente inferiore al dato medio del contesto regionale poiché in Lombardia, nel 2024, sono stati complessivamente quasi 891 mila i lavoratori agili, il 19,1% degli occupati.
Anche in regione prevale l’utilizzo limitato del lavoro da casa (539 mila persone) rispetto a quello più estensivo, che coinvolge comunque 352 mila persone. Allo stesso modo, se prevalgono numericamente i maschi (461 mila) rispetto alle femmine (430 mila) in percentuale l’impiego nel lavoro agile interessa in maggioranza le donne (20,9% del totale) rispetto agli uomini che, tanto o poco, utilizzano lo smart working nel 17,7% dei casi. Numeri comunque decisamente superiori a quelli che si registrano in provincia di Brescia.
A determinare questo scarto macroscopico, con il 10,1% di lavoratori che, tanto o poco, utilizza il lavoro agile a Brescia a fronte del 19,1% della media regionale è il dato della provincia di Milano. Nel milanese sono ben 264.570 le persone che, solo qualche giorno (meno della metà del tempo) o per la maggior parte dei giorni (almeno la metà) ha lavorato in smart working: il 39% degli occupati. Una percentuale che è quasi 4 volte quella dell’omologo dato bresciano (10,1%) e che arriva al 41,5% del totale delle occupate donne e interessa, comunque, il 37% del totale dei maschi occupati.
Sotto la media
Ma a Brescia lo smart working non è solo molto meno utilizzato rispetto alla realtà milanese, fortemente terziarizzata e sede di grandi imprese. Infatti, sempre stando ai dati Istat, in Italia, nel 2024 oltre 3,5 milioni di lavoratori hanno, tanto o poco, operato da casa, il 14,2% del totale degli occupati.
Sul dato bresciano incide, in misura determinante, la struttura occupazionale. Come risulta dalle stime Istat nazionali i settori con le incidenze più basse di ricorso allo smart working sono quelli che richiedono presenza fisica, lavoro manuale o interazione diretta con il pubblico, ovvero: «Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione» (3,8%), «Agricoltura, silvicoltura, caccia e pesca» (4,1%), «Sanità e assistenza sociale» (5,7%), «Costruzioni» (6%) e «Attività manifatturiere», dove la percentuale di occupati che hanno svolto almeno un giorno di lavoro a distanza si ferma all’8,4%.
Tutte attività ampiamente presenti in provincia di Brescia, caratterizzata, in particolare, dall’elevata presenza delle attività industriali (manifattura + costruzioni) che, nel 2025, rappresentano il 40,6% dell’occupazione, a fronte del 21,6% della provincia di Milano.
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