Opinioni

Regole per il telelavoro: l’Ue tra diritti e risparmi

Lo smart working è sempre più parte della vita di milioni di lavoratori europei. Il concetto di ufficio e di posto assegnato a un unico dipendente sta lasciando posto a postazioni open space
Angelo Santagostino

Angelo Santagostino

Editorialista

La sede della Commissione europea - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La sede della Commissione europea - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Diritto alla disconnessione e telelavoro equo. Sono i temi di una riflessione-consultazione, parte delle priorità (2024-’29) della Commissione europea, la cui seconda fase è stata avviata sul finire di questo luglio. Nella prima, le organizzazioni sindacali avevano chiesto una legge europea, vincolante per i Ventisette; gli imprenditori avevano propeso – considerando sufficiente l’attuale quadro normativo e temendo un eccesso di burocrazia – per interventi più leggeri, quali linee guida e scambio di buone pratiche.

Nel prosieguo in atto, gli stakeholders verranno consultati per raccoglierne idee e suggerimenti da trasfondere in una proposta di direttiva per un telelavoro rispettoso dei diritti di quanti lo praticano. Per inciso va notato come le consultazioni con le parti interessate costituiscano una modalità di azione trasversale al processo di formazione delle leggi europee, un modo in cui si manifesta la poco conosciuta democrazia di Bruxelles.

Il telelavoro è sempre più parte della vita di milioni di lavoratori europei. Le differenze tra i Paesi membri sono tuttavia molto pronunciate. In Olanda la sua incidenza sull’occupazione complessiva sfiora il 40 per cento (2024), era del 23 negli anni pre-pandemia. In Danimarca del 28, con un guadagno di una decina di punti negli ultimi anni. Da noi il 6, ma in calo rispetto alla punta del quasi 9 nel 2022. Comunque facciamo meglio di Grecia e Ungheria.

Una criticità è la frequenza delle richieste fuori dall’orario di lavoro. Secondo i dati della Commissione l’80 per cento dei lavoratori contattati ne è vittima, dando luogo alla sindrome dei «sempre connessi», con riflessi sull’equilibrio tra tempo di lavoro e tempo libero. Non esiste, a livello europeo, una specifica normativa al riguardo. Francia, Spagna e Belgio hanno introdotto norme sul diritto alla disconnessione, ma il quadro resta frammentato. Inoltre, sempre secondo i dati della Commissione, il 65 per cento dei lavoratori in remoto non riceve compenso alcuno per le spese di elettricità, o quelle relative alle apparecchiature necessarie.

Un buon esempio di diffusione e disciplina del telelavoro viene proprio dalla Commissione, il cui progetto coniuga il telelavoro con i risparmi energetici e le spese per gli affitti degli uffici. La modalità del telelavoro è sempre più applicata nelle sue tante Direzioni generali. Iniziata durante la pandemia coinvolge ora la quasi totalità dei suoi dipendenti, anche se con differenze tra questa e quella Direzione generale. Sta scomparendo il concetto di ufficio o posto di lavoro assegnato a uno specifico funzionario, sostituito da postazioni open space, sulle quali si alternano i dipendenti nelle giornate, l’obiettivo è due alla settimana, nelle quali il lavoro viene effettuato in sede.

La Commissione sta, quindi, adottando il concetto di «scrivania flessibile», rimuovendo il 20 per cento delle postazioni di lavoro. Con ciò la superficie degli spazi viene ridotta del 25 per cento. L’obiettivo per il 2030 è abbandonare la metà della cinquantina di edifici ora affittati. Il tutto con un notevole risparmio. Il piano sta riducendo gli spazi utilizzati da 780.000 mq a 580.000 e, facendo risparmiare tra i 280 e i 440 milioni di euro. Parallelamente la Commissione sta implementando misure per risparmi energetici. Tra il 2019 e il 2024, l’uso di elettricità è calato del 35 per cento, quello di combustibile per il riscaldamento del 45.

L’organizzazione del lavoro (fabbrica integrata o in rete) è sempre stata un potente fattore dello sviluppo economico. Fino all’avvento dell’era digitale aveva riguardato solo la produzione materiale. Ora si estende anche agli aspetti amministrativi del lavoro. Politiche del telelavoro, come quelle proposte e adottate dalla Commissione, sono un esempio del loro possibile contributo alla produttività e alla competitività.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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