Il prezzo aumenta (o, nel migliore dei casi, rimane lo stesso), ma la quantità diminuisce. In inglese questo fenomeno viene chiamato «shrinkflation», dall’unione tra il verbo inglese «to shrink» – restringersi – e «inflation», inflazione. Perché, in effetti, si tratta di una forma sottile di inflazione in cui il consumatore, di fatto, diminuisce il proprio potere d’acquisto.
Uno dei prodotti su cui gli effetti della shrinkinflation sono più evidenti è il gelato: secondo un monitoraggio dell’Osservatorio nazionale Federconsumatori, dal 2022 i gelati su stecco si sono rimpiccioliti del 16,6%, mentre il loro prezzo è cresciuto del 14%. Ma non è l’unica tipologia di prodotto soggetta a «restringimento» negli ultimi anni: l’indagine di Federconsumatori ha rilevato molti altri «rincari occulti», dalle birre ai detersivi per i piatti. Vediamo quali sono i prodotti più colpiti da questa «inflazione nascosta».
Gelati e ghiaccioli
Il fenomeno, specifica il report, non interessa tutte le marche, ma solo alcune, di cui non l’indagine non riporta il nome. Secondo il rapporto di Federconsumatori tra i prodotti di largo consumo più soggetti alla «shrinkflation» ci sono i gelati (confezionati singolarmente, venduti in bar e in negozi di alimentari): dal 2022 il gelato su stecco si è ridotto del 16,6% (da 120 a 100 ml), mentre il prezzo è aumentato del 14%. Il ghiacciolo invece, ha mantenuto il costo invariato, ma la quantità è comunque diminuita dell’8,5%.

Dai detergenti alle bibite
Oltre ai gelati, tra gli alimenti Federconsumatori ha rilevato una diminuzione del 10% tra alcune marche di bibite gassate, con un aumento del prezzo del 7,5%. E poi la birra (quantità diminuita del 6% e prezzo salito del 20,1%), i cereali per la colazione (più cari del 2,9% e con confezioni più «leggere» del 15%) e la passata di pomodoro (ridottasi di contenuto dell’1,4%, ma più cara del 16,8%).
Lo yogurt dal 2022 ha invece mantenuto lo stesso prezzo, ma il suo prezzo al chilo è aumentato da 9,35 a 10,60 euro.
Tra i prodotti non alimentari che più si sono «ristretti» dal 2022 ci sono i detergenti per la casa. L’ammorbidente ha perso il 12,5% di quantità, ma il suo prezzo è aumentato del 78,8%. Il detersivo per i piatti, invece, si è rimpicciolito del 5,5% ed è diventato più caro del 50,3%, mentre il bagnoschiuma è calato di quantità del 16,6%, ma aumentato di prezzo del 26,8%.
La nuova normativa
Su qeusto fenomeno, acuitosi negli ultimi anni, ci sono tuttavia delle novità in arrivo, almeno sul fronte della trasparenza. Dal 15 luglio è infatti prevista l’entrata in vigore di un decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che prevede che l’informazione sul rimpicciolimento di un prodotto sia comunicata ai venditori al dettaglio, e che questi, a loro volta, la riferiscano ai consumatori esponendola nel punto vendita o sui siti di vendita online.
Quest’obbligo, una volta entrato in vigore, si applicherebbe per tre mesi a partire dalla data in cui il prodotto è messo in vendita in «versione ridotta».
Secondo Federconsumatori, oltre a questa indicazione, sarebbe utile anche un passo in più: e cioè «che l’avviso non si limitasse a segnalare la riduzione della quantità, ma rendesse evidente anche l’aumento del prezzo al chilo o al litro, perché – conclude l’associazione di tutela dei consumatori – è proprio lì che si nasconde il vero rincaro».




