I numeri del primo trimestre 2026 delle fonderie bresciane e italiane indica una ripresa produttiva, ma le prospettive per il futuro sono sempre più incerte e poco rassicuranti, e i segni positivi andrebbero letti in questo contesto.
Ripresa non soddisfacente
A evidenziarlo, a margine della presentazione dei risultati della prima edizione della nuova indagine trimestrale del Centro studi di Assofond, è il presidente dell’associazione confindustriale dei fonditori Fabio Zanardi, secondo cui: «La ripresa non è soddisfacente perché disomogenea e perché in parallelo con una di visibilità degli ordini bassa (2,6 mesi di media) e con costi operativi in crescita che erodono i margini.
Il contesto economico
Ne consegue che il bivio di fronte a cui si trovano Italia ed Europa è sempre più minaccioso, e per Zanardi: «Serve uno sforzo da parte di tutte le istituzioni per ricreare un contesto economico che permetta alle imprese di competere ad armi pari con i concorrenti internazionali.
Diversamente l’industria di base è destinata a sparire dal nostro continente». In fatto di produzione, l’indicatore congiunturale (rispetto all'ultimo trimestre 2025) si è attestato a 59,6 punti e quello del fatturato a 57,5, entrambi in territorio espansivo. Questi indici, proposti per la prima volta e calcolati su una scala da 0 a 100 ponderando le risposte delle imprese associate, consentono una lettura immediatamente confrontabile delle variabili economiche: il valore 50 rappresenta la soglia di neutralità, valori superiori segnalano espansione, inferiori contrazione.
Imprese
Nel trimestre gennaio-marzo 2026 la crescita ha coinvolto circa la metà delle imprese del campione (50,9%), ma la polarizzazione elevata (22,8% per la produzione e 19,3% per il fatturato) segnala che i risultati restano disomogenei tra le fonderie.
Il confronto con lo stesso periodo del 2025 (andamento tendenziale) restituisce un quadro moderatamente positivo, con indicatori a 55,3 per la produzione e 56,1 per il fatturato, ma con diffusione inferiore alla soglia del 50% (45,6%) e una polarizzazione elevata (26,3%), che significa differenze marcate nelle performance fra le varie imprese.
Cautela
Uno degli elementi più significativi della rilevazione riguarda il rinnovato slancio del comparto non ferroso, che nel 2025 aveva rappresentato la componente più in difficoltà del settore e nel primo trimestre 2026 ha registrato le performance più solide, sia per produzione che per fatturato, collocandosi sopra la media generale in entrambe le dimensioni. Rispetto al trimestre precedente (congiunturale) invece la produzione complessiva ha raggiunto i 59,6 punti, con i ferrosi a 59 e i non ferrosi a 61,1.
In questo caso il fatturato è arrivato a 57,5, con i ferrosi a 54,5 e i non ferrosi a 63,9. Nonostante la ripresa però sono proprio le fonderie non ferrose a mostrare le aspettative più prudenti sui prossimi sei mesi, segno che gli imprenditori di questo comparto percepiscono elementi di fragilità nel contesto in cui operano che i numeri ancora non riflettono in modo evidente. E anche questo invita alla cautela nella lettura della ripresa.



