Economia

Fonderie, il 2025 si chiude in rialzo ma le prospettive restano grigie

Nell’ultimo trimestre metalli non ferrosi -2,6%. Zanardi: «Mancano condizioni per competere»
Flavio Archetti
Un uomo che lavora in una fonderia - © www.giornaledibrescia.it
Un uomo che lavora in una fonderia - © www.giornaledibrescia.it

Si chiude in rialzo il 2025 delle fonderie bresciane e italiane. Nel quarto trimestre 2025, per il secondo trimestre consecutivo, il comparto aumenta produzione e fatturati centrando un nuovo segno «più», in crescita sul terzo 2025 del 5,8% e sul quarto 2024 del 5,7%.

Assofond

Secondo i dati diffusi ieri da Assofond – l’associazione fondata nel 1948 che rappresenta le fonderie e aderisce a Confindustria e alla European Foundry Federation – a trainare lo strategico lavoro dell’industria pesante sono ancora una volta i getti ferrosi, in crescita dell’8,9% rispetto al trimestre precedente e dell’8,6% (tendenziale) rispetto al quarto trimestre 2024.

Meno positivi invece produzione e fatturati dei fonditori di metalli non ferrosi (che costituiscono la spina dorsale del sistema dei metalli bresciano), con la prima in discesa del 2,6% a livello congiunturale e del 2,4% a livello tendenziale, e i secondi in arretramento del 5,6% sul trimestre precedente e del 4,6% sullo stesso periodo del 2024.

Il +5,7% tendenziale della produzione del quarto trimestre 2025 fa seguito al +3,9% del terzo trimestre, ma questo, a conti fatti, potrebbe non bastare ad archiviare con segno positivo l’anno appena concluso e recuperare i forti cali che hanno contrassegnato i primi sei mesi dell’anno, quando nel primo trimestre si era contata una perdita produttiva (tendenziale) del 9,5% e nel secondo trimestre del 5,9%.

Energia e regole

«I dati del quarto trimestre – sottolinea il presidente di Assofond Fabio Zanardi –, mostrano che il settore sta provando a reagire. Tuttavia fonderie e manifattura generale continuano a vivere un momento di profonda tensione e contraddizione. Oggi alle aziende energivore viene chiesto di investire e decarbonizzare mentre mancano le condizioni minime di competitività, quindi energia a costi sostenibili, regole stabili e strumenti europei efficaci».

Secondo Zanardi un esempio in questo senso è fornito dal Cbam, la normativa dell’Unione europea che impone una tassa sulle emissioni di anidride carbonica. «Sta generando incertezza e tensioni sui mercati delle materie prime mentre allo stesso tempo non protegge come dovrebbe dalla concorrenza extraeuropea: così com’è ora non funziona, anzi è dannoso – sottolinea il numero uno di Assofond –. In occasione del recente tavolo delle industrie energivore abbiamo presentato al ministero delle Imprese e del Made in Italy un dossier con i principali interventi urgenti, e non più rinviabili, che come sistema Paese vogliamo sia presentato alle istituzioni europee. Ci attendiamo riscontri positivi perché per preservare l’industria europea serve agire, e farlo immediatamente».

Cause

L’analisi delle variazioni produttive rivela che il 56,7% degli intervistati da Assofond ha indicato un aumento congiunturale (tra un trimestre e l’altro dello stesso anno) della produzione nel quarto trimestre 2025, ma che il 61% di loro lo imputa a un maggior numero di giorni lavorati rispetto al trimestre precedente; per contro, per il 30% delle imprese è dovuto a un effettivo aumento della domanda e per il 4% per l’accesso a nuovi mercati o clienti. Tra le aziende che hanno registrato una diminuzione della produzione – il 26,7% del campione – le cause maggiori rimangono legate alle difficoltà di mercato, citate dall’87,5% degli intervistati.

In provincia

Il tessuto industriale Bresciano è in Italia quello che ospita il maggior numero di fonderie. Al momento se ne contano 165, di cui 12 per la ghisa, 3 per l’acciaio e 150 per i metalli non ferrosi. In totale gli addetti sono 5.000 e la produzione annua si aggira sulle 350.000 tonnellate.

In Italia, seconda forza in Europa dietro la Germania e nona nel mondo, le fonderie sono poco più di 1.000 e impiegano 30.000 addetti, per una produzione complessiva di 2,3 milioni di tonnellate e un fatturato di 7 miliardi l’anno. Il comparto è composto quasi esclusivamente da Pmi a conduzione familiare, con solo l’1% delle aziende che va oltre i 250 dipendenti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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