Economia

Una newco per il rilancio dell’ex Ilva ma restano i timori dei sindacati

Verrà costituita una società partecipata dai 14 gruppi che hanno sposato il piano di Federacciai. Le sigle sindacali scrivono al presidente Mattarella
Un lavoratore dell'ex Ilva - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Un lavoratore dell'ex Ilva - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

La manifestazione d’interesse per l’ex Ilva apre la strada a una possibile proposta, ma il percorso resta ancora tutto da tracciare. La squadra di quattordici imprese riunita da Federacciai intende muoversi con cautela e lo fa capire attraverso la lettera con cui ha formalizzato l’atto preliminare.

Il documento prospetta la realizzazione di una newco, «partecipata direttamente o indirettamente» dalle società interessate, che però si basa su specifiche attività di verifica dell’iter, sulla sussistenza di «condizioni indispensabili» e su una «sostenibile allocazione di rischi e responsabilità». Tutti elementi necessari per poter «procedere alla predisposizione di una formale offerta».

Il punto

L’interesse della cordata italiana, formalizzato con la manifestazione d’interesse che resta comunque non vincolante, abbraccia tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva, tranne l’area a caldo di Taranto, messa fuori gioco dal decreto della Corte d’Appello di Milano. Per i sindacati i tempi restano stretti e una «situazione straordinaria richiede soluzioni altrettanto straordinarie».

Le organizzazioni territoriali lo scrivono direttamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una lettera, chiedendo di essere ricevuti. Il capo dello Stato parteciperà domani alla cerimonia di apertura dei Giochi del Mediterraneo, in una Taranto in cui, per i sindacati, «non bisogna abbassare il livello di attenzione sulla vertenza dell’ex Ilva». Un incontro, quello con Mattarella, sollecitato anche dalle associazioni dell’indotto.

Sull’area a caldo resta intanto puntato l’occhio di Jindal, che ha recentemente aggiornato la sua proposta, mentre la cordata italiana fa il suo ingresso nella data room, prendendo visione dei dati. Federacciai ha dato piena disponibilità ad «approfondimenti e interlocuzioni», secondo tempi e modalità che saranno definite dai commissari straordinari e dalle autorità competenti. Un confronto che potrebbe verificarsi a un eventuale tavolo al Mimit, prima di una prossima convocazione a Palazzo Chigi.

Il programma

Il mese di fuoco dell’ex Ilva, infatti, non è ancora finito e a complicare la questione è la vicenda giudiziaria. I commissari hanno dato mandato ai propri avvocati di predisporre il ricorso in Cassazione al decreto che fissa al prossimo 26 ottobre lo stop di altoforni e cockerie dello stabilimento di Taranto. Una mossa che per il vicepresidente del M5s Mario Turco rappresenta «l’ennesimo modo per perdere tempo» di fronte al «vero problema», ovvero che «l’area a caldo va chiusa, garantendo contemporaneamente tutela occupazionale e sociale a tutti i lavoratori e alle imprese dell’indotto».

La tutela dei lavoratori e il piano di decarbonizzazione sono «priorità assolutamente necessarie» anche per la Fiom, che però si aspetta fatti concreti. «Il governo ci deve dire che strada intende percorrere – ha detto il coordinatore nazionale siderurgia Loris Scarpa –. Noi di proposte concrete non ne abbiamo viste». «Può essere assolutamente positivo che si parli di acciaio, competenze e marchi italiani - ha invece sottolineato il segretario nazionale della Fim Cisl Valerio D’Alò -, ma a noi interessano i piani».

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