Economia

«Per l’ex Ilva progetto sostenibile che si ispira al modello bresciano»

Il presidente di Federacciai Antonio Gozzi: «Anche Alfa Acciai e Ori Martin fanno parte della squadra insieme a Duferco, Feralpi, Lucchini e Ferriera Valsabbia»
Il presidente di Federacciai e del gruppo Duferco, Antonio Gozzi
Il presidente di Federacciai e del gruppo Duferco, Antonio Gozzi

L’obiettivo è quello di far nascere una «nuova» Ilva, capace di realizzare prodotti finiti o semilavorati in acciaio per circa 6 milioni di tonnellate l’anno, il triplo rispetto alla performance attuale. In questo modo, dopo quasi quindici anni di crisi, si renderebbe sostenibile sia dal punto di vista economico sia da quello ambientale l’attività nello stabilimento di Taranto, escludendo così dalla partita un operatore straniero, in questo caso il colosso indiano Jindal. Lunedì, il presidente di Federacciai Antonio Gozzi ha ricevuto da un folto gruppo di imprese siderurgiche italiane il mandato per presentare una manifestazione d’interesse per l’ex Ilva di Taranto. «Fino a quando non avremo elaborato un progetto industriale preferisco non sbilanciarmi – continua l’imprenditore ligure –, ma le posso dire fin da ora che non presenteremo il nostro piano industriale finché non avremo verificato con il governo che esistano le "condizioni abilitanti" per formalizzare il nostro interesse».

E quali sarebbero?

«Vi sono molti aspetti da chiarire ...»

Iniziamo dallo scudo penale?

«Le questioni aperte sul tavolo dell’ex Ilva sono tante. Di sicuro la gestione dell’eredità legale, ambientale e sociale dell’area a caldo spetta allo Stato. Come le dicevo all’inizio, però, vi sono ancora molti aspetti da chiarire».

Partiamo allora da una certezza: la cordata italiana non è interessata a l’area a caldo di Taranto.

«Siamo interessati solo all’area a freddo dello stabilimento di Taranto e comunque anche a una parte di quello a caldo, come ad esempio i "mostri" (grandi gabbie per la deformazione del metallo, ndr) del laminatoio a caldo. Non ci interessa invece l’altoforno».

Uno scorcio del sito industriale dell'ex Ilva, a Taranto
Uno scorcio del sito industriale dell'ex Ilva, a Taranto

Per far funzionare i laminatoi dell’ex Ilva avrete bisogno di bramme d’acciaio (piani o blocchi semilavorati), che in Italia produce solo Arvedi. Basteranno?

«In questa fase congiunturale, il mercato delle bramme è condizionato da alcune specifiche clausole di salvaguardia europee (barriere commerciali, ndr) che risultano molto favorevoli. Insomma, sul mercato europeo la domanda di bramme è attualmente debole e c’è una grande disponibilità di quei semilavorati che va sfruttata. In futuro, comunque, non potremo sempre dipendere al 100% da bramme importate da Pesi terzi».

L’approvvigionamento delle bramme è una delle perplessità espresse ieri su queste colonne anche da Gianfranco Tosini di Siderweb.

«Conosco bene Tosini, che stimo molto. Al solito, le sue osservazioni sono intelligenti e puntuali: come le spiegavo poco fa, però, in questo momento il mercato delle bramme ci dà un’opportunità che non possiamo trascurare. Inoltre, il gruppo Marcegaglia, che farà parte della nostra squadra, ha detto di essere disposta a inviare 200mila tonnellate di bramme a Taranto ai primi di ottobre in conto trasformazione».

Tosini, ma non solo lui, è scettico anche sulla gestione dei circa 10mila dipendenti ancora a busta paga dell’ex Ilva. Nel vostro progetto quanti ne sarebbero coinvolti?

«Come le ho già detto, finché non avremo chiara la situazione non potremo definire il nostro progetto».

Lei dice che il vostro progetto industriale ancora non c’è, ma lei si sta muovendo in uno spazio temporale molto stretto. Sbaglio?

«Non le nascondo che se ci saranno le condizioni potremmo presentare formalmente la manifestazione di interesse e iniziare la due diligence dopo Ferragosto. Tutto si potrebbe chiudere entro l’anno, per essere operativi all’inizio del prossimo. Presto ne discuteremo con il governo».

Tra le imprese siderurgiche italiane coinvolte nel rilancio dell’ex Ilva ci sono anche diverse realtà bresciane ...

«Presto forniremo la lista di tutti i gruppi che faranno parte di questo progetto».

Ci provo: oltre a Duferco, Feralpi, Lucchini e Ferriera Valsabbia, chi altro rappresenterà in questo progetto la siderurgia bresciana?

«Ci sarà anche Alfa Acciai, ne ho parlato lunedì con Margherita Stabiumi, e pure la Ori Martin. È giusto che tutti i protagonisti di questa partita vengano citati: presto avrete l’elenco».

A questo punto potreste esportare il modello bresciano del fare acciaio «green» a Taranto

«La vera macchina dell’acciaio green è il forno elettrico e il mondo siderurgico bresciano si fonda su questo presupposto, vantando performance da primato a livello europeo. Di sicuro quello bresciano è un modello di riferimento per tutto il settore».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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