Economia

Macchine utensili, frenano gli investimenti

L’indice degli ordini di questi strumenti nel primo trimestre di quest’anno, indicano un incremento del 3,1% sul periodo gennaio-marzo 2025
Una macchina utensile
Una macchina utensile

Le macchine utensili sono la spina dorsale dell’industria manifatturiera e metalmeccanica. Senza macchine utensili la produzione moderna di auto, aerei, dispositivi elettronici e macchine industriali non sarebbe possibile. Il calo di investimenti in questi beni strumentali è quindi indice di difficoltà del sistema produttivo e delle aziende che lo compongono.

Il quadro

In Italia oggi questa difficoltà è diventata evidente. Se infatti l’indice degli ordini di macchine utensili elaborato da Ucimu-Sistemi per produrre segna nel primo trimestre di quest’anno un incremento del 3,1% sul periodo gennaio-marzo 2025 (in valore assoluto l’indice si è attestato a 87,1 a fronte di una base 100 fissata nel 2021), il risultato è determinato solo dalla buona performance dei costruttori esteri.

Nel nostro Paese la raccolta di commesse è stata particolarmente negativa ed è scesa del 28,8% nel confronto con l’anno scorso (valore assoluto dell'indice 67,3 su 100), quando al contrario gli ordini oltre confine sono cresciuti del 28,9% marcando una differenza molto evidente, sintetizzata anche dai quasi 30 punti di divario dell'indice (l’estero ha un valore di 95,9 punti su 100).

Motivazioni

Il motivo dello stallo degli investimenti interni sarebbe dovuto al protrarsi dell'attesa per il via libera al provvedimento dell’«iperammortamento», l’agevolazione fiscale riproposta dalla Legge di bilancio 2026 (prevista anche per 2027 e 2028) che permetterà alle imprese di supervalutare i costi di acquisto dei beni nuovi (funzionali alla trasformazione tecnologica) per dedurre dal reddito imponibile una quota superiore al costo effettivo e ridurre i versamenti in tasse.

Come ha evidenziato di recente anche il presidente di Ucimu, Riccardo Rosa, l’incremento dell’attività oltreconfine delle nostre aziende sarebbe la dimostrazione della capacità dei costruttori italiani di intercettare la domanda nei Paesi e nei settori di sbocco più predisposti a investire, come l’automotive (in particolare l’elettrico), l’aerospaziale, la difesa, i semiconduttori, il medicale, l’energia e i macchinari pesanti, un risultato per niente scontato vista l’estrema instabilità del contesto geopolitico.

Settori

Tra i settori più redditizi appena accennati, l’automotive-elettrica e la sua componentistica fanno la parte del leone per intensità di investimenti, rappresentando tra il 35 e il 38% del mercato globale delle macchine utensili, per la necessità di realizzare nuove linee di produzione dei motori elettrici, delle batterie e dei componenti leggeri, che spingono la domanda di macchine Cnc e 5 assi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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