Economia

Macchine utensili, Brescia soffre l’incertezza sui bonus fiscali

Anita Loriana Ronchi
Nei primi tre mesi dell’anno, il mercato interno ha registrato un calo del 28,8% rispetto al 2025
Il comparto bresciano delle macchine utensili è tra i più attrattivi d'Europa - © www.giornaledibrescia.it
Il comparto bresciano delle macchine utensili è tra i più attrattivi d'Europa - © www.giornaledibrescia.it
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La crescita degli ordini di macchine utensili è trainata dall’estero, mentre crolla o al massimo ristagna il mercato interno. Il quadro è confermato dai titolari delle aziende bresciane attive nel settore, pur con variabili di rilievo attinenti alle specifiche realtà, e con un punto fermo: a pesare è il ritardo, peggio ancora l’incertezza, nell’applicazione delle misure fiscali.

Facciamo il punto

Nel primo trimestre di quest’anno, gli ordini di macchine utensili sono cresciuti del 3,1%, rispetto al periodo gennaio-marzo 2025. In valore assoluto l’indice, elaborato dal Centro studi & cultura di impresa di Ucimu - Sistemi per produrre (parte di Confindustria) è attestato a 87,1 punti (base 100 nel 2021). Ma il risultato è stato determinato esclusivamente dalla buona performance dei costruttori sul mercato estero, nonostante il «freno» dei dazi americani, dove gli ordini raccolti hanno segnato un incremento tendenziale del 28,9%, per un valore assoluto di 95,9, a fronte di una raccolta degli ordini italiani in calo del 28,8%, con un indice che si attesta a 67,3.

L’Italia, come ha notato il presidente Ucimu, Riccardo Rosa «è al palo in balia delle comunicazioni delle autorità di governo in merito all’iperammortamento che, esattamente come accaduto con Transizione 5.0, tardano ad arrivare» e «l’incremento dell’attività oltreconfine, nonostante il clima di instabilità geopolitica, dimostra la capacità dei costruttori italiani di intercettare la domanda là ove può più facilmente concretizzarsi, focalizzandosi nelle aree e sui settori di sbocco che sono più predisposti a investire».

Le testimonianze

Del tutto concorde Maurizio Ravelli, ceo di Tiesse Robot, un fatturato di 26,9 milioni di euro nel 2025, che pure nel primo trimestre ha registrato un aumento della raccolta ordini, sia sulla parte Italia, sia (leggermente meno) per la parte estero. Ma è un po’ una crescita «drogata», spiega Ravelli, da commesse particolari di elevato valore che l’azienda di Visano ha acquisito al di là degli importanti incentivi del governo: «Anche noi stiamo soffrendo la situazione del mercato interno e l’incertezza dei decreti attuativi sull’iperammortamento. Se guardiamo alla nostra storia, nei primi tre mesi 2026 abbiamo un +15% di offerte evase rispetto al medesimo periodo dello scorso anno e un +30% di raccolta ordini, legato ad un numero limitato di progetti singoli. Ciò non significa che il mercato vada a gonfie vele, anzi: c’è interesse, ma mancano gli strumenti necessari per mettere a terra gli investimenti; la burocrazia frena».

La situazione fotografata da Ucimu è «molto chiara» anche per Francesco Buffoli, co-ceo Buffoli Transfer/Gruppo Buffoli Industries: «La sensazione, dal nostro osservatorio, è che la condizione peggiore per il settore sia l’incertezza sulle misure fiscali. La continua attesa, modifica e ridefinizione dei meccanismi di incentivazione blocca gli investimenti e rende difficile pianificare. Noi abbiamo ricevuto recentemente alcuni ordini dall’Italia, ma è ancora l’export a determinare in modo sostanziale il nostro fatturato. Servono – conclude l’imprenditore – strumenti stabili, continuativi, chiari e semplici da applicare, come è stato nelle migliori stagioni di politica industriale del Paese, o con Industria 4.0. Al contrario, sistemi complessi e in continua evoluzione producono effetti di rallentamento, se non di blocco, degli investimenti con il rischio di una perdita di competitività per il sistema industriale».

Il 2026 è partito con un portafoglio ordini «molto carico» per Colosio di Botticino, 18 milioni di fatturato, tuttavia – a conferma del trend – «sbilanciatissimo sull’export (Messico e Usa in testa), veniamo da tre anni fiacchi, dove sicuramente ha influito il piano 5.0 – racconta il ceo Davide Colosio –, in quanto ha bloccato iniziative che potevano decollare: quando hanno semplificato la misura, per molti era già troppo tardi. Noi siamo molto legati al settore automotive, per cui stiamo soffrendo anche Green deal, transizione elettrica “forse sì forse no”… Ora con l’iperammortamento si ha l’impressione di una beffa ulteriore: è partito come iniziativa con indirizzo politico per incentivare la manifattura locale, destinata a prodotti made in Europe, dopodiché a fronte delle lamentele di qualche commerciante di macchine dall’Asia, ha ottenuto una revisione e la clausola è caduta. Non è un bel segnale per l’Italia, che sicuramente non è morta, però – riflette Colosio – un tempo si riusciva a fare margine, ora va bene non perdere».

C’è chi, come Porta Solutions, in una fase delicata come quella attuale, continua a puntare sugli investimenti. «Abbiamo deciso – riferisce l’amministratore unico Maurizio Porta - di investire oltre il 10% del fatturato in ricerca e sviluppo per rinnovare la gamma dei nostri prodotti Portacenter, dove una delle novità più importanti è il modello Portacenter Pro, una macchina a tre mandrini totalmente indipendenti. E abbiamo introdotto un macchinario entry level con un prezzo del 30% inferiore al modello precedente per permettere l’adozione di questa tecnologia a una base clienti più ampia. Queste nuove macchine sono attualmente in fase di assemblaggio e la prima – annuncia Porta – verrà presentata ufficialmente alla fiera Imts di Chicago il prossimo settembre».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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