Economia

La stagionale: «Sfruttati e mal pagati: così non può continuare»

Il racconto di una 26enne: «Ogni estate sono assunta per lavorare un determinato numero di ore ma poi in una settimana mi ritrovo a farne almeno sei in più»
Antonio Borrelli

Antonio Borrelli

Giornalista

Una cameriera
Una cameriera

«Lo so, fino a quando ci sarà chi accetterà queste condizioni non cambierà nulla». Rossella ha 26 anni ed è di Brescia, da alcune estati lavora in un parco divertimenti e ha visto di tutto: offerte di lavoro scorrette e dannose per la propria salute, abuso di potere, sfruttamento. Conosce bene il vecchio adagio e confessa: «In tanti ci siamo spesso confrontati: denunciamo tutto. Ma poi rinunciamo perché esporsi significa non essere più chiamati e non lavorare».

Rossella, regolarmente assunta come stagionale, rivela: «Ormai è la prassi. Ogni estate sono assunta per lavorare un determinato numero di ore ma poi in una settimana mi ritrovo a farne almeno 6 in più. Ovviamente senza alcun beneficio economico, anzi, sono anni che non si muove dai minimi tabellari del contratto».

Non solo, perché le condizioni sono state spesso proibitive: «In alcuni occasioni non ho potuto neanche fare pausa dopo ore sotto al sole. Inoltre, c’è stato anche un periodo in cui mi sono ritrovata a lavorare 9 giorni consecutivi senza riposo». La giovane rivela che lo sfruttamento non è un’eccezione a lei riservata. «Accade a tutti, senza distinzioni di età o sesso. È una costante».

Ci sono anche vicende non vissute sulla propria pelle, ma delle quali la ragazza è stata testimone diretta: «Molto dipende anche dai responsabili. Anni fa, alcuni miei colleghi venivano costantemente mobbizzati e sfruttati dai loro capi che ora fortunatamente non ci sono più. Sono stati mesi pesanti per tutto il personale». Perché sulle paghe basse si è preparati, ma sugli orari fuori norma e sull’abuso di potere no.

La storia di Rossella è quella di migliaia di lavoratori stagionali nel comparto del turismo. Una storia vecchia, della quale non si riesce o forse non si vuole trovare una soluzione. La 26enne ricorda ancora quando con l’emergenza Coronavirus lei e i suoi colleghi non ottennero neanche il bonus previsto dal governo, «perché un lavoratore stagionale di un parco non risulta nei settori produttivi del turismo. È clamoroso».

Lo j’accuse di Rossella è rivolto ai legislatori «incapaci di garantire controlli e tutele agli stagionali e alle partita Iva» ma anche ai sindacati, «che si interessano troppo poco a migliaia di lavoratori più deboli privilegiando coloro che sono già tutelati».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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