Userbot, la piattaforma che riunisce i modelli di AI per le imprese

La maggior parte delle imprese ha imparato a utilizzare l’intelligenza artificiale, ma non sempre sa come trasformarla in uno strumento di lavoro condiviso
Barbara Fenotti
L'Uomo ai tempi dell'intelligenza artificiale
L'Uomo ai tempi dell'intelligenza artificiale

La maggior parte delle imprese ha imparato a utilizzare l’intelligenza artificiale, ma non sempre sa come trasformarla in uno strumento di lavoro condiviso. Per superare questa difficoltà, la bresciana Smeup presenta la nuova generazione di «Userbot», piattaforma italiana che riunisce diversi modelli di AI, conoscenze aziendali e sistemi di automazione, consentendo alle organizzazioni di stabilire regole, autorizzazioni e limiti di utilizzo.

La novità arriva in un contesto fotografato anche da «Scenari digitali 2026», presentato nei giorni scorsi in Confindustria Brescia: il 53% delle imprese interpellate utilizza l’AI soltanto a livello individuale, mentre appena il 15% ha raggiunto forme avanzate di integrazione nei processi. La piattaforma, lanciata da alcune settimane dal gruppo Smeup, parte da un’interfaccia simile a una normale chat attraverso la quale scrivere testi, analizzare documenti e cercare informazioni.

A differenza degli strumenti utilizzati autonomamente dai dipendenti, però, è l’azienda a scegliere quali modelli mettere a disposizione, chi possa accedervi e quali limiti di spesa applicare. Attraverso collegamenti con Google Drive, SharePoint e sistemi gestionali l’intelligenza artificiale può inoltre consultare la documentazione interna e indicare le fonti delle risposte, permettendo agli utenti di verificarle.

Il passaggio successivo riguarda la possibilità di creare «agenti» ai quali affidare compiti specifici, dalla ricerca di informazioni tecniche alla preparazione di offerte commerciali. I dipendenti autorizzati possono configurarli attraverso semplici istruzioni e condividerli con i colleghi, così che una procedura sviluppata individualmente diventi uno strumento utilizzabile dall’intero reparto. Quando l’AI passa dalla preparazione di contenuti all’esecuzione di operazioni, entrano invece in gioco i controlli: un agente può predisporre una comunicazione senza essere autorizzato a inviarla prima dell’approvazione di un responsabile.

Userbot consente anche di costruire procedure automatizzate e piccole applicazioni interne senza scrivere codice. «Ogni azienda possiede più conoscenze di quante riesca effettivamente a valorizzare» osserva Antonio Giarrusso, fondatore di Userbot, sottolineando l’importanza di rendere condivisibili le competenze. La piattaforma affronta inoltre il fenomeno della «shadow AI», ossia l’utilizzo di strumenti non autorizzati, talvolta attraverso account personali, per elaborare informazioni aziendali. Per contenerne i rischi, la società dichiara di prevedere accessi differenziati, controlli sui costi e trattamento dei dati in ambito europeo, senza utilizzare le informazioni dei clienti per addestrare i modelli. L’adozione può procedere per gradi, dalla chat aziendale al collegamento con i sistemi interni, fino all’automazione dei processi. «Userbot» porta nel progetto quasi dieci anni di esperienza nell’IA applicata alle imprese.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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