Sessantasette contro diciassette. Sono le percentuali che raccontano le due velocità nell’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese bresciane. Nel 67% delle piccole aziende l’utilizzo più avanzato resta affidato ai singoli lavoratori, mentre nelle grandi accade soltanto nel 17% dei casi. Il divario emerge in un mercato digitale in crescita: nel 2026 il comparto digitale provinciale si avvia verso quota 1,52 miliardi di euro, il 4,3% in più rispetto al 2025 (1,46 miliardi, +3,9% sul 2024).
Tendenze
Sono questi i dati che emergono dalla seconda edizione di «Scenari digitali», presentata ieri nella sala Beretta di Confindustria Brescia. Il confronto con il 2025 permette di misurare l’evoluzione del settore. «L’anno scorso avevamo una fotografia della realtà bresciana, oggi possiamo finalmente leggere le tendenze e capire in quale direzione stiamo andando» ha osservato Sergio Venturetti, presidente del settore Digitale di Confindustria Brescia, promotore dell’iniziativa con Anitec-Assinform (a moderare l’incontro il giornalista Erminio Bissolotti del Giornale di Brescia).
Le stime di NetConsulting cube, illustrate dalla Bu leader Rossella Macinante, assegnano alla provincia bresciana il 6,7% del mercato digitale lombardo e prevedono un aumento fino a 1,7 miliardi nel 2029. A sostenere la domanda sono soprattutto le imprese, con 917,9 milioni di spesa, il 60% del totale, contro 601 milioni dei consumatori. Nell’industria gli acquisti valevano 473,1 milioni nel 2025 e potrebbero salire a 574,3 milioni nel 2029. Per la sola meccanica si passerebbe da 163 a 204,7 milioni.
Non solo spesa
Ma spendere di più non significa necessariamente integrare le tecnologie nel lavoro quotidiano. Lo evidenzia l’indagine del Centro Studi di Confindustria Brescia illustrata da Davide Fedreghini: 170 imprese coinvolte, con 17.025 addetti e 7,8 miliardi di ricavi. Nel 2025 la spesa informatica pesava mediamente per lo 0,8% del fatturato. I budget sono attesi in aumento, anche per i rincari generalizzati, mentre costi, difficoltà organizzative e carenza di competenze ostacolano gli investimenti e rallentano i progetti. Sull’AI in particolare la differenza non è soltanto nell’accesso agli strumenti, bensì anche nella capacità di inserirli nei processi. Nelle grandi aziende il 33% ha già integrato l’intelligenza artificiale nelle attività operative e un ulteriore 11% la impiega in modo coordinato fra reparti e funzioni. E secondo le previsioni delle intervistate quest’ultima quota potrebbe raggiungere il 44% entro un anno.
«Il digitale deve contribuire a ridurre il divario tra grandi e piccole imprese e dare a tutte la possibilità di crescere – ha sottolineato Mario Bonomi, vicepresidente di Confindustria Brescia con delega a Innovazione e Sviluppo digitale –. L’innovazione non è soltanto digitale, ma riguarda anche ciò che avviene all’interno delle nostre aziende».
La difficoltà di reperire competenze in cybersecurity e analisi dei dati spinge però le aziende a ricorrere a formazione e consulenti esterni. Anche l’offerta locale è frammentata: circa 3.100 imprese digitali con 9.877 addetti, l’83% delle quali non supera i cinque lavoratori, mentre la metà registra un valore della produzione inferiore a 250mila euro. Il quadro bresciano è stato inserito nelle prospettive nazionali del settore da Massimo Dal Checco, presidente di Anitec-Assinform, e Marco Maria Lorusso, giornalista specializzato in Ict e digitale.



