Nella vertenza Bresciangrana entra in scena un nuovo operatore caseario. La Novalat di Badia Polesine, in provincia di Rovigo, attraverso la controllata Nova Casearia (una newco) ha presentato un’offerta vincolante per l’affitto di ramo d’azienda della società bresciana. «Una proposta irrevocabile e garantita da fidejussioni», puntualizza l’avvocato Stefano Ambrosini, legale dell’azienda di Cignano, che aggiunge: «Questo non è un segnale di speranza per il futuro di Bresciangrana, ma una certezza».
Nel frattempo, la situazione all’interno dello stabilimento della Bassa si presenta sempre più complessa. Ieri, il fornitore di energia elettrica ha interrotto il suo servizio costringendo i vertici della realtà Bresciana a correre ai ripari con mezzi di fortuna. «Il passaggio a un nuovo gestore legato alla presenza di alcune morosità arretrate - non nasconde Ambrosini - ha creato alcune criticità operative, che si sono risolte in serata. Ora la situazione di normalità è stata ripristinata».
Il punto
Il bando per l’affitto di un ramo d’azienda della Bresciangrana è stato pubblicato lo scorso 2 ottobre, a tutela di fornitori e clienti. Nonostante la mancata proroga dello scudo patrimoniale da parte del Tribunale di Brescia (annunciato a inizio mese), la società di Cignano confida di presentare ai giudici bresciani entro novembre un progetto di risanamento finanziario a supporto del piano concordatario.
Una prospettiva che non ha mai accolto il «benestare» delle forze sindacali, anzi. A preoccupare i rappresentanti dei sessantasei lavoratori ancora coinvolti in questa vertenza vi è innanzitutto il prolungato fermo della produzione di Bresciangrana, a causa degli annosi problemi al depuratore dell’azienda bresciana. Ma non solo: «Il bando per l’affitto presentato dall’azienda non offre certezze concrete su tre asset imprescindibili - hanno più volte rimarcato Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil -. Innanzitutto la continuità industriale del sito di Cignano, la piena occupazione e, infine, le garanzie sul rispetto delle norme contrattuali, dei diritti acquisiti e dei trattamenti economici e normativi per i lavoratori, destinati a confluire in un una nuova gestione legata all’affitto ponte dell’azienda».
I numeri
Va poi preso in considerazione che nella crisi di Bresciangrana sono coinvolte anche 40 aziende agricole, che fino all’inizio della scorsa estate conferivano il latte alla casearia della Bassa. «Abbiamo buoni motivi per immaginare che l’offerta di Novalat - rivela l’avvocato Ambrosini - possa essere supportata anche dall’interesse di alcuni nostri fornitori di latte». La conferma arriverà necessariamente nei prossimi giorni.
La Novalat commercializza prodotti caseari e uova ed è compartecipata da Renzo Sbizzera (36,67%), Marco Pizzoli (36,66%), Alessandra Bernasconi (13,34%) e Maria Teresa Natali (13,33%). La società di Rovigo conta solo due dipendenti e ha chiuso il 2025 con un monte ricavi di 49,5 milioni e un utile di 38mila euro.




