Opinioni

Bresciangrana, colpita al cuore una intera filiera

La crisi coinvolge 40 aziende agricole e mette a rischio crediti, occupazione e continuità produttiva
Valerio Pozzi
Una forma di Grana Padano
Una forma di Grana Padano

Bresciangrana, un problema da risolvere. Parlano le cifre: secondo gli ultimi dati disponibili da parte del Consorzio di Tutela Grana Padano la provincia di Brescia ha prodotto 1.521.237 forme di Grana Padano, pari al 25,1% della produzione complessiva. Brescia rappresenta quindi circa un quarto dell’intera produzione nazionale di Grana Padano. Nel 2025 la sua produzione è cresciuta del 12,7% rispetto al 2024, a fronte di un incremento complessivo del 7,4%.

Ragionando su questi dati è stimabile che l’apporto di Bresciangrana possa essere valutato attorno al 5%. Andando al di là delle cifre non si può non rimarcare come la crisi di Bresciangrana non riguardi soltanto un caseificio, ma un sistema produttivo che coinvolge allevamenti, famiglie agricole, lavoratori e la stessa economia del territorio bresciano. In sintesi è quanto sostengono le 40 aziende agricole coinvolte, che denunciano una situazione di grave difficoltà con perdite stimate attorno ai 20 milioni di euro. C’è quindi un problema di continuità aziendale, che mette a rischio investimenti realizzati e la sopravvivenza economica e sociale delle aziende stesse.

L’attività casearia genera occupazione diretta e indiretta, coinvolgendo trasformazione, stagionatura, logistica e confezionamento. Ha inoltre un ruolo nella trasmissione delle competenze professionali legate alla produzione Dop. La presenza di un importante trasformatore di latte crea uno sbocco commerciale per gli allevamenti del territorio. Parliamo quindi di un problema economico che si traduce, anche, in marginalità; di remunerazione del latte e continuità degli allevamenti ma anche di energia, acqua, emissioni e valorizzazione del siero.

La vicenda Bresciangrana – oltre a colpire i lavoratori –riguarda la tutela e il recupero dei crediti di 40 aziende agricole; la garanzia di uno sbocco commerciale stabile per il latte prodotto; la salvaguardia dei posti di lavoro e la verifica delle possibilità di continuità produttiva nonché la valutazione di eventuali soluzioni industriali, tenendo distinti gli interessi del caseificio da quelli degli allevatori. Temi sui quali dovrebbe esserci un confronto concreto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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