Economia

Iran, industria bresciana in allarme: a rischio 555 milioni di export

Marco Papetti
Dai rialzi di petrolio e gas arrivano le incognite più grandi. I pareri di Giuseppe Pasini, Paolo Streparava e Pierluigi Cordua
Edifici distrutti a Teheran - Foto Epa/Abedin Taherkenareh © www.giornaledibrescia.it
Edifici distrutti a Teheran - Foto Epa/Abedin Taherkenareh © www.giornaledibrescia.it
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La guerra nel Golfo Persico scaturita dall’attacco di Usa e Israele all’Iran mette in allerta anche il mondo delle imprese bresciane. Per i rischi connessi all’aumento dei costi dell’energia, ma anche per gli effetti su un export che nel 2024 valeva 555 milioni di euro, con una bilancia commerciale molto orientata a favore del Bresciano. È tutta l’industria lombarda a seguire con attenzione la situazione: «Oggi il rischio più grosso è legato all’aumento del gas e del petrolio – commenta il presidente di Confindustria Lombardia Giuseppe Pasini –. Per l’Italia e per altri paesi che hanno bisogno di gas, questo significa un costo sull’energia molto impattante».

Confindustria Brescia

Paolo Streparava, presidente di Confinustria Brescia
Paolo Streparava, presidente di Confinustria Brescia

Per il presidente di Confinustria Brescia, Paolo Streparava, del nuovo conflitto «appare molto difficile dare una visione precisa». Ma si profila incertezza: «Oltre al dramma umano di ogni guerra, registriamo un nuovo elemento di instabilità geopolitica ed economica, che si somma a una serie di eventi con cui, negli ultimi anni, si stanno ridefinendo gli equilibri di potere globali. In questo contesto – spiega Streparava – l’industria bresciana – insieme a quella nazionale ed europea – viene ulteriormente colpita da incognite che ne minano gravemente le possibilità di programmazione non solo a medio-lungo termine, ma anche nel breve nuove difficoltà che si innestano su quelle ormai già consolidate: i dazi Usa, la crisi tedesca, i rincari energetici». Senza dimenticare l’export verso i Paesi del Golfo, «quota non marginale nelle dinamiche di interscambio commerciale».

Confapi Brescia

Pierluigi Cordua, presidente di Confapi Brescia
Pierluigi Cordua, presidente di Confapi Brescia

Preoccupato anche il presidente di Confapi Brescia, Pierluigi Cordua: la guerra contro l’Iran di Usa e Israele «rischia di creare enormi problemi per l’economia italiana e le Pmi industriali bresciane. La reazione iraniana con il blocco dello Stretto di Hormuz e l’allargamento del conflitto al Medio Oriente pone le basi per una disruption energetica che può colpire duramente il nostro settore produttivo». Con l’impennata dei prezzi di petrolio e gas «sussiste il rischio di uno shock prolungato che può mettere all’angolo l’industria, già colpita da una domanda fiacca, e creare scosse telluriche capaci di ripercuotersi fino al Mar Rosso, arteria cruciale per i nostri traffici e il nostro export. Senza una rapida risoluzione del conflitto è possibile attenderci una nuova situazione di crisi capace di portare l’industria in un territorio inesplorato».

I numeri

Secondo i numeri del Centro studi di Confindustria Brescia, elaborati su dati Istat, nel 2024 le imprese bresciane hanno esportato per 555,1 milioni di euro verso i Paesi del Golfo (più lo Yemen). Con un import di 36,3 milioni, la provincia di Brescia registra un surplus di 518,9 milioni. L’interscambio con quest’area rappresenta il 2,8 per cento dell’export bresciano nel mondo. Se si guarda alla tipologia di merci scambiate, il saldo è positivo per il Bresciano in tutti i principali settori, tranne nei prodotti della metallurgia, dove nel 2024 si è registrato un deficit di 11,9 milioni di euro. L’export del Bresciano è guidato da macchinari e apparecchiature (262 milioni), tipologia di produzione in cui si registra anche il surplus maggiore (261,4 milioni). Seguono i prodotti in metallo e computer, apparecchi elettronici e ottici, con un saldo commerciale positivo, rispettivamente, di 125 e di 51,9 milioni di euro.

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