Guerra in Iran: il prezzo di petrolio e gas è già aumentato

L'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran e la conseguente decisione delle petroliere di evitare il passaggio nello stretto di Hormuz mettono le ali al prezzo del petrolio nonostante l'aumento superiore alle attese della produzione in aprile annunciato dai paesi dell'Opec+.
Il future di aprile del Wti balza del 7,4% a 71,98 dollari al barile, mentre il contatto per maggio del Brent sale dell'8,57% a 78,69 dollari. Venerdì in chiusura i contratti di riferimento viaggiavano rispettivamente a 66,6 e 72,5 dollari.
Dallo stretto di Hormuz transita circa un quinto del petrolio consumato a livello globale, il 38% del quale è destinato al mercato cinese (il 3% all'Europa), oltre che il gas liquefatto del Qatar (un quinto di export globale).
La crisi in Medio Oriente accelera anche il prezzo del gas naturale: sulla piattaforma Ttf di Amsterdam il future di riferimento vola del 22% a 39 euro al megawattora.
L’analisi
La crisi in Medio Oriente alza il rischio di vedere il petrolio a 90-100 dollari, nel caso in cui il conflitto con l'Iran durasse più di un mese. «Un petrolio su questi livelli rappresenta il principale problema macroeconomico. Se si arrivasse davvero a 90 o 100 dollari, con alcune proiezioni che parlano addirittura di 120 o 130 dollari, l'impatto su economia e inflazione sarebbe significativo, con inevitabili conseguenze sulle scelte delle banche centrali», è la sintesi di Filippo Diodovich, senior market Strategist di IG Italia.
«Nel breve termine, ci aspettiamo che i prezzi del petrolio continuino a salire insieme all'oro e che il dollaro statunitense rimanga piuttosto forte. A seconda della durata del conflitto militare, questo potrebbe esercitare una certa pressione al rialzo sull'inflazione negli Stati Uniti», spiega Kristina Hooper, chief market strategist di Man Group. «I mercati stanno ri-prezzando il rischio, ma non stanno ancora scontando una rottura sistemica. Il discrimine resta uno: la continuità dei flussi energetici. Finché Hormuz resterà operativo, anche sotto pressione, vedremo volatilità. Se il passaggio si fermasse davvero, cambierebbe il regime», rileva Giacomo Calef, country head Italia, NS Partners. «Le prossime 24-72 ore saranno determinanti per capire se il conflitto stia cercando un tetto o stia scivolando verso un confronto prolungato», secondo Thomas Mucha, geopolitical strategist di Wellington Management.
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