Economia

Il gruppo Bonomi cresce: «Ma per il nostro settore la festa è finita»

Preoccupano la crisi energetica, il conflitto in Medio Oriente e l’avanzata cinese che comporteranno un calo della redditività anche per i produttori di rubinetti e valvole
Il quartier generale del gruppo Bonomi, a Gussago
Il quartier generale del gruppo Bonomi, a Gussago

«Non possiamo rimanere fermi, altrimenti moriamo, ma la "festa è finita" – ammette, tranchant, Aldo Bonomi –: la prospettiva nel lungo periodo è peggiorata e inevitabilmente dovremo rimodulare i nostri piani, a partire dagli investimenti».

L’ultimo triennio per l’omonimo gruppo delle rubinetterie e delle valvole è stato contrassegnato da una significativa crescita sia in termini di volumi sia dal punto di vista societario. Le vendite sono passate dai 336,1 milioni del 2023 ai 394,3 milioni del 2025 e con l’ultima acquisizione dell’americana Perin Machining (avvenuta alla fine dello scorso mese di giugno) sono addirittura undici le aziende entrate nel perimetro della famiglia Bonomi dal 2019.

Nell’ultimo esercizio, il gruppo (1.120 dipendenti, +112 sul 2024) ha anche realizzato un Margine operativo lordo di 100,66 milioni (pari al 25,5% dei ricavi) e un utile di 43,1 milione, eppure i fratelli Carlo e Aldo Bonomi non nascondono i loro timori verso una fase congiunturale che si presenta sempre più complessa. «Anche se nella prima parte del 2026 registriamo un trend positivo e ricavi in linea con il precedente esercizio, la nostra marginalità risulta ancora in diminuzione – spiegano –. Preoccupa la crisi energetica dovuta alla guerra in corso in Medio Oriente e il conseguente blocco degli approvvigionamenti che si ripercuoterà sui costi dell’energia e delle materie prime».

Lo scenario

La crescita del gruppo Bonomi di cui parlavamo all’inizio si riflette anche nella ripartizione dei ricavi: oggi l’export vale quasi il 70% delle vendite e inevitabilmente questo dato motiva le apprensioni dei due imprenditori, ormai avvezzi ad operare su scala globale, seppur con un legame indissolubile con il nostro territorio.

L’azienda di Gussago vanta una serie di joint venture nel Regno Unito, in Russia, in China e in Arabia Saudita. «Siamo presenti in tutti i continenti. Dai mercati Usa e scandinavo stiamo raccogliendo molte soddisfazioni e le recenti sinergie avviate in Indonesia e Arabia Saudita stanno portando ottimi risultati – rimarca Massimo Bonomi (è il figlio di Carlo) –. Ora stiamo definendo una joint venture anche in Oman: siamo consapevoli, insomma, che per poter continuare a crescere dobbiamo uscire dall’Italia».

I fratelli Aldo e Carlo Bonomi
I fratelli Aldo e Carlo Bonomi

Le sinergie attivate con le società controllate e consociate concedono alla famiglia Bonomi qualche rassicurazione in più anche per l’evolversi del 2026. Nel quartier generale di Gussago, in fondo, si confida nel consolidamento della capacità produttiva e nell’acquisizione di nuove aree di mercato. «Negli ultimi tre anni abbiamo sostenuto un corposo piano di investimenti (intorno ai 120 milioni di euro, ndr) – puntualizza Aldo Bonomi –: abbiamo seminato tantissimo, ma non possiamo non tenere conto che l’avanzata della Cina faccia paura e che la riduzione della redditività non toccherà solamente la nostra realtà, che comunque può vantare il supporto di un’ottima filiera produttiva, ma l’intero settore delle valvole». In quest’ottica il piano di investimenti della società bresciana è stato modificato con un «taglio» dell’11%.

Le operazioni

«In ogni caso – aggiunge Mario Bonomi (è il figlio di Aldo e vicepresidente di Confindustria Brescia) – l’ultimazione del polo logistico completamente automatizzato all’interno del complesso di Gussago (operazione da 48,5 milioni di euro, ndr) segnerà un’importante svolta nell’efficienza delle operazioni di spedizione. Con la centralizzazione delle attività in un unico hub puntiamo a razionalizzare e ottimizzare i flussi di spedizione riducendo i tempi di transito e migliorando la gestione delle risorse».

Sul tetto del polo logistico verrà per di più installato un terzo impianto fotovoltaico, che nelle previsioni dei Bonomi, insieme agli altri due impianti esistenti, consentirà di coprire circa il 30% del fabbisogno energetico del gruppo. «Abbiamo anche intrapreso un progetto di sviluppo della cultura aziendale – raccontano Massimo e Mario – volto fare emergere nuovi progetti per rendere più efficiente la produzione. Fin qui sono stati proposti almeno un’ottantina di spunti e per ora ne abbiamo adottati una decina». La festa forse finirà, ma in Bonomi si continua a lavorare per una crescita di lungo periodo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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