Economia

«La globalizzazione può portare ancora gradi vantaggi ai nostri Paesi»

Robert Wescott, già economista del Fmi ed ex consigliere di Bill Clinton sarà ospite mercoledì della della Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura e della Fondazione UniBs
Robert Wescott è uno dei principali artefici della globalizzazione e del multilateralismo
Robert Wescott è uno dei principali artefici della globalizzazione e del multilateralismo

Quando, a febbraio, la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America si è espressa contro i dazi imposti dal presidente Donald Trump, ha subito rivendicato «la dignità istituzionale delle strutture americane: per la nostra democrazia - ha aggiunto l’economista Robert Wescott - c’è ancora speranza». In fin dei conti, non solo per la letteratura economica, l’attuale presidente del centro studi Westbridge di Washington è uno dei principali artefici della globalizzazione e del multilateralimo. La sua autorevolezza nel panorama internazionale deriva da una combinazione di ruoli di alto livello politico e accademico: Robert Wescott è stato consigliere di Bill Clinton quand’era alla Casa Bianca e nel suo lungo curriculum vanta anche un’importante esperienza ai vertici del Fondo monetario internazionale.

Mercoledì 17 giugno, sarà ospite della Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura e della Fondazione UniBs (alle 18 nell’aula Falcone-Borsellino dell’Università di Brescia, in Corso Mameli, a Brescia). In quest’occasione Wescott disquisirà sul tema delle «Sfide dell’economia globale e geopolitica: quale ruolo per l’Europa» insieme al presidente della Ccdc, Maurizio Faroni. L’incontro sarà peraltro introdotto del prof. Sergio Vergalli dell’Università di Brescia. Nei giorni a seguire, l’economista americano sarà tra i relatori di punta della Iseo summer school.

Wescott è stato Capo Economista del Consiglio dei consulenti economici (Cea) e vice Capo divisione nel Dipartimento di Ricerca del Fmi
Wescott è stato Capo Economista del Consiglio dei consulenti economici (Cea) e vice Capo divisione nel Dipartimento di Ricerca del Fmi

Prof. Wescott, lei è un forte sostenitore della globalizzazione, che in effetti ha generato benessere per gran parte del mondo Occidentale, fungendo al contempo da leva di sviluppo per diversi Paesi emergenti, la Cina su tutti. Rispetto all’inizio del secolo, tuttavia, è emerso un nuovo equilibrio geopolitico: questo significa che il fenomeno della globalizzazione si è esaurito oppure che ha subito profonde distorsioni, al punto da produrre effetti collaterali indesiderati?

La globalizzazione è un modello di business e di governance che richiede cooperazione tra i vari Paesi. Sostiene che le nazioni dovrebbero incoraggiare il libero flusso di capitali e di scambi commerciali oltre confine. Non dovrebbero attuare politiche "mors tua vita mea". Non dovrebbero sovvenzionare slealmente determinati settori commerciali con l’obiettivo di dominare l’economia globale. Quando la Cina, ad esempio, ha sovvenzionato la produzione di pannelli solari e ha costruito un colosso manifatturiero globale, per poi utilizzare questa posizione per praticare prezzi inferiori rispetto ai concorrenti di altri Paesi con l’obiettivo di estrometterli dal mercato, questo è uno sviluppo che il modello della globalizzazione non poteva tollerare nel lungo periodo. Lo stesso si potrebbe dire del predominio degli Stati Uniti in altri settori, come forse oggi con l’Intelligenza artificiale.

Siamo a punto di non ritorno o crede che si possa ancora rimediare a queste "alterazioni"?

Sono ancora fiducioso che i governi, con saggezza, sapranno apprezzare i grandi vantaggi che la globalizzazione può apportare: maggiori economie di scala, crescita della produttività e un innalzamento degli standard di vita per milioni di persone. È già in atto un certo passo indietro e un ripiegamento su blocchi regionali. Questo si tradurrà in una crescita dei redditi più lenta. Ma con una saggia leadership globale, spero che potremo riportare i governi al tavolo delle trattative per discutere le prossime sfide cruciali. Questo è un momento in cui una leadership congiunta tra Stati Uniti ed Europa sarebbe fondamentale per affrontare queste questioni. Vorrei che l’America fosse più amichevole nei confronti dell’Europa in questo momento.

Durante l’amministrazione Clinton Wescott ha operato come Assistente speciale del presidente Usa
Durante l’amministrazione Clinton Wescott ha operato come Assistente speciale del presidente Usa

La pandemia di Covid-19, le guerre in Ucraina e in Medio Oriente, così come altri eventi straordinari, hanno contribuito a rimodellare il panorama economico globale. Gli Stati Uniti rimangono una superpotenza, ma probabilmente sono molto più deboli rispetto al passato. Quali sono i principali errori commessi dalla Casa Bianca a scapito della sua leadership globale?

Ho sempre creduto nel potere delle alleanze e nell’importanza di avere buoni amici nel mondo, in particolare con i Paesi che condividono le nostre vedute sullo stato di diritto, sull’importanza di un commercio equo e con i Paesi che condividono le nostre idee sul capitalismo. Mi preoccupa lo sperpero del «soft power» americano avvenuto nell’ultimo anno e mezzo. Abbiamo spaventato e allontanato brillanti studenti stranieri che sarebbero venuti in America, dove avrebbero ottenuto un’ottima istruzione e sarebbero poi rimasti per fondare nuove aziende. Mi preoccupa il fatto che abbiamo tagliato i nostri aiuti esteri destinati a sostenere le persone bisognose nei Paesi in via di sviluppo, creando risentimento nel mondo. Abbiamo ostacolato molti stranieri, inclusi molti europei, che normalmente sarebbero venuti in America come turisti, riempiendo gli hotel americani, acquistando biglietti aerei di compagnie americane e visitando il Paese. E mi preoccupa il fatto che abbiamo tagliato i fondi per la ricerca e lo sviluppo volti a promuovere la scienza e la tecnologia statunitensi. Queste mosse sono state decisamente miopi.

Al di là delle differenti valutazioni, pare che Donald Trump e Xi Jinping mirino entrambi al dominio sul Mediterraneo. Se dovesse fare una proiezione a medio lungo termine, assegnerebbe all’Europa un ruolo di primo piano o quello di semplice spettatrice?

La Cina è opportunista, sempre alla ricerca di inserirsi in opportunità commerciali redditizie, che si tratti di un porto in Grecia, di una compagnia telefonica in Portogallo o altro. L’Europa dovrà essere forte nell’affrontare i tentativi cinesi di conquistare l’industria europea dei veicoli elettrici o dei pannelli solari, così come nell’affrontare l’industria americana dell’intelligenza artificiale. Inoltre l’Europa dovrà dedicare una parte maggiore delle sue risorse alla difesa e alla spesa militare.

Oggi l’Europa appare schiacciata dalla forza e dalla sfrontatezza di Stati Uniti e Brics, subendo per di più l’ascesa di economie emergenti come l’India, i Paesi arabi, la Turchia o il Vietnam. Ritiene che la politica economica adottata dall’Ue sia inefficace perché poco pragmatica e troppo idealistica oppure pensa che si rivelerà efficace solo nel lungo periodo?

L’Europa dovrà alzare i gomiti, farsi più spazio e difendersi con un po’ più di forza. Costruire una solida base militare con budget per la difesa più elevati sarà d’aiuto. Mostrare una leadership globale nel gestire la situazione tra Russia e Ucraina (ad esempio offrendo potenzialmente all’Ucraina l’adesione all’Ue), a mio avviso, sarebbe utile. Personalmente vorrei vedere il Regno Unito di nuovo nell’Ue per dare al blocco maggiore dimensione e peso. L’attuale presidente degli Stati Uniti, inoltre, rappresenta una sfida da cui non è più possibile sottrarsi, anche se prevedo relazioni molto più strette e amichevoli tra gli Stati Uniti e l’Europa entro il 2029, dopo le prossime elezioni presidenziali. Posso comprendere che gli europei siano arrabbiati con l’America in questo momento, ma per favore ricordate che questo presidente ha attualmente un tasso di gradimento molto basso, pari al 35%. Il popolo americano, nel complesso, desidera avere un rapporto molto amichevole con l'Europa, non questa posizione rabbiosa e illogica.

In che modo l'Europa può proteggersi dal protezionismo e dalle politiche tariffarie aggressive?

Gli europei dovrebbero sapere che il 70% degli americani è fermamente contrario ai dazi aggressivi e al protezionismo statunitense. L’opinione pubblica è fortemente contraria a queste politiche. Il Congresso è contrario a queste politiche, e c'è lo zero per cento di possibilità che persino la maggioranza dei repubblicani al Congresso degli Stati Uniti voti a favore di questi dazi. Un solo uomo, che si dà il caso sia il presidente, crede nei dazi e nel protezionismo aggressivo. Per via di bizzarri scherzi del destino, è riuscito a utilizzare azioni legali oscure e, in molti casi, discutibili per imporre i dazi. Per molti americani è frustrante vedere questa trasformazione della politica statunitense operata da un singolo individuo. I ricorsi in tribunale continueranno. Vi è un’altissima probabilità che il prossimo presidente degli Stati Uniti abolirà i dazi elevati e cercherà di ripristinare migliori relazioni degli Stati Uniti con i nostri alleati europei. Molti gruppi di americani stanno discutendo attivamente su come ripristinare i buoni rapporti verso i nostri alleati, una volta terminato il mandato di questo presidente. Per favore, non perdete la speranza in un futuro più luminoso con l’America

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