La globalizzazione non è morta, ha solo cambiato natura

Carlo Scarpa, Docente di Economia politica, Università degli Studi di Brescia
Le alleanze geopolitiche ridisegnano le rotte del commercio mondiale
La globalizzazione cambia natura - Foto unsplash.com
La globalizzazione cambia natura - Foto unsplash.com
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Anche se molti nemici dei mercati ne sarebbero felici, la notizia della morte della globalizzazione temo sia leggermente prematura. È invece vero che la globalizzazione cambia natura, e che la geopolitica assume una rilevanza crescente. Dopo la pandemia, dal 2022 in poi il commercio ha ripreso a crescere anche in misura importante, nonostante i conflitti che hanno segnato l’Europa prima e il Medio Oriente poco dopo. I flussi economici si sono modificati, non annullati, e anche gli ultimi mesi sono caratterizzati da un aumento della domanda di trasporti internazionali via nave, da tassi di crescita positivi dei commerci, sia in aggregato, sia per quasi tutte le aree del mondo.

Il tema chiave non è certo una nuova autarchia che qualcuno chiama associa al cosiddetto reshoring: oggi si parla di friendshoring, termine orrendo che sostanzialmente indica come si intensifichino le relazioni economiche con i paesi amici. Le nuove alleanze dicono, ad esempio, che la Russia intensifica la propria dipendenza dalla Cina, e qualcosa di simile accade purtroppo anche al Brasile. Mentre si rinsaldano i rapporti tra i paesi occidentali, tra i quali il commercio aumenta. In mezzo troviamo tanti paesi, soprattutto quelli del sud-est asiatico, che cercano di capire come collocarsi nella nuova divisione del mondo, nella quale la Cina non si è ancora mossa dal punto di vista militare, ma sicuramente sta già incassando molti dividendi dai conflitti in essere. Mentre l’India sta alla finestra, e probabilmente rappresenta il principale punto interrogativo dei prossimi anni.

È un «gioco» nuovo, nel quale si cementano vecchie alleanze e se ne rimettono in discussione altrettante. Ciò che è certo, è che nessun paese si sogna di chiudersi in sé stesso. Le imprese occidentali continuano a guardare quanto meno ai mercati occidentali, quali Europa e Stati Uniti, ma anche a paesi magari lontani culturalmente ma vicini sotto il profilo della condivisione di valori essenziali di stato di diritto e rispetto delle libertà. Con la complicazione aggiuntiva che alcune rotte commerciali sono gravemente a rischio per la presenza di entità militari che cercano deliberatamente di boicottare i commerci.

Libertà individuali e rispetto della libertà di impresa fanno spesso a braccetto, e questo è quanto «tira» molte delle relazioni economiche di oggi. Quando salta il rispetto delle regole internazionali, i paesi ove i diritti economici sono stati importati un po’ controvoglia diventano particolarmente rischiosi per le imprese. Stabilire le proprie operazioni ove vi sia un rischio elevato di vedersi espropriare i propri investimenti materiali o immateriali, è un azzardo che nessuno vuole più accettare, nel momento in cui è chiaro che organismi di mediazione dei conflitti militari o economici hanno perso qualunque efficacia: se l’ONU piange, anche l’Organizzazione mondiale del commercio non ride.

Torniamo a produrre tutto in casa? Sicuramente non è quello che avviene se pensiamo che la «casa» sia la nostra nazione. C’è una grande casa di tutti gli occidentali, che si chiama Europa, ma anche Stati Uniti, Giappone etc., e quello è e resta un luogo accogliente, al quale tutte le imprese possono guardare con tranquillità. Ci sono poi tanti paesi che continuano a credere che sia nel loro interesse stare fuori dai conflitti e anche qui – ma solo fin quando dura, ahimè – il friendshoring può trovare terreno fertile. All’interno di questo grande novero di paesi e territori valgono le solite regole, e si ragiona in termini di competitività dei territori.

E qui contano i costi, la logistica, le infrastrutture, l’organizzazione dell’amministrazione pubblica. A questo riguardo Brescia e la Lombardia in generale possono contare su alcuni asset (infrastrutture più che buone e quindi una logistica tutto sommato funzionale) ma annoverano anche alcuni problemi. La nostra amministrazione pubblica non è proprio nota per la sua snellezza ed efficacia rispetto a paesi vicini. Se si sbloccasse almeno questo, le opportunità ci sarebbero. Ma non possiamo contare su un semplice reshoring che non ha automatismi o garanzie. La concorrenza tra i territori c’è e continuerà a esserci.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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