Un investimento per il futuro. Il gruppo Eredi Gnutti Metalli ha avviato la procedura per la costruzione di un nuovo impianto fotovoltaico su un’area edificabile di 30mila metri quadrati, limitrofa al quartier generale di via della Volta, nella periferia di Brescia.
Questa maxi distesa di pannelli avrà circa 4 megawatt (MWp) di potenza. Un capacità energetica che andrà a sommarsi ai 5 MWp del primo impianto fotovoltaico installato sul tetto dello stabilimento bresciano nel 2011. Una struttura che, come evidenziano dalla Eredi Gnutti, rimane una delle più grandi installate sul tetto di un sito industriale in Italia. «Guardiamo con rinnovato ottimismo al futuro che ci attende - commenta il Ceo Nicola Cantele -. Futuro in cui vogliamo essere motore della crescita sostenibile in un settore, come quello della barra di ottone, in cui la clientela è anch’essa sempre più attenta a questi fattori».
Il nuovo parco fotovoltaico, in sostanza, aiuterà l’azienda bresciana a ridurre il consumo di fonti fossili. «L’investimento si aggira intorno ai quattro milioni di euro - continua Cantele - e prevediamo che l’impianto possa generare circa 5,6 gigawattora (GWh) annui di energia elettrica, con un risparmio di poco più di 4mila tonnellate di anidride carbonica, pari a circa 185.579 alberi che non verranno abbattuti per ottenere la stessa quantità di energia da biomasse o a quasi 6.100 voli Roma-Pechino».
A pieno regime, probabilmente all’inizio dell’estate, i due impianti fotovoltaici della Egm copriranno il 18% del fabbisogno energetico del gruppo. Percentuale che, in buona sostanza, è comparabile alla quantità totale di energia utilizzata per le attività diurne dello stabilimento. Il cantiere per la costruzione del parco fotovoltaico delle Eredi Gnutti è stato aperto alcune settimane. «La procedura - puntualizzano i tecnici della società - è stata avviata e sono in corso i lavori preparatori in attesa di finalizzare l’iter autorizzativo per poter installare l’impianto. La soluzione adottata è reversibile, si tratta di zavorre appoggiate sul terreno, da un lato per non perdere la capacità edificatoria nell’ottica di futuri sivluppi del fabbricato industriale, dall’altro lato per limitare le interferenze con gli elementi preesistenti».




