Economia

Energia, Saglia: «Sugli extraprofitti servono regole, non nuove tasse»

L’ex componente di Arera boccia il prelievo straordinario proposto dal Pd e indica nel controllo del mercato elettrico, nel contrasto al trattenimento di capacità e nella riforma del sistema le strade per alleggerire le bollette
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Il caro bollette preoccupa in vista dell'autunno
Il caro bollette preoccupa in vista dell'autunno

Dopo una vita ad occuparsi di energia, prima come sottosegretario allo sviluppo economico nel quarto governo Berlusconi, e poi come componente del collegio di Arera, incarico terminato a dicembre, il bresciano Stefano Saglia oggi è consulente strategico al di fuori del sistema energetico, ma il dibattito sull’asse Schlein-Meloni sugli extra profitti delle società energetiche non lo lascia indifferente. «Il tema è più complesso di quello che si vuol far credere a partire da che cosa si intende per “extra”» spiega Saglia.

La proposta del Pd di tassare gli extraprofitti delle società energetiche punta a recuperare risorse da un settore che negli ultimi anni ha registrato guadagni molto elevati. Perché la destra dovrebbe essere contraria?

«Innanzitutto, la definizione “tassare gli extraprofitti” evoca, a mio modo di vedere, un principio sbagliato. Non per un problema ideologico, ma per una questione pratica: è estremamente complicato dimostrare cosa sia un extraprofitto e rendere operativa una tassazione di questo tipo. Anche i governi, compreso l’attuale, hanno provato a tassare quelli che vengono definiti extraprofitti, ma il “bottino” è sempre stato piuttosto magro. Il problema è capire quale sia il principio per cui un profitto possa essere definito “extra”. Nei precedenti tentativi, ad esempio, le compagnie energetiche avevano escluso dalla tassazione della rendita i contratti bilaterali già sottoscritti, perché una tassazione non può essere retroattiva: è un principio europeo che non può essere trasgredito. Quindi una tassazione degli extraprofitti, in sé, è scarsamente efficace e rischia anche di rendere il mercato poco credibile e di scoraggiare gli investimenti».

Il bresciano Stefano Saglia
Il bresciano Stefano Saglia

Il Pd sostiene che quelle risorse potrebbero essere utilizzate per ridurre il peso delle bollette su famiglie e imprese. Qual è l’alternativa concreta?

«Esistono strumenti molto più convincenti e concreti. Bisogna innanzitutto perseguire gli obiettivi già introdotti dal governo con il decreto-legge bollette. Ci sono aspetti che sono stati scarsamente pubblicizzati e che consentono di intervenire sulla produzione di energia e sui profitti realizzati dalle società nel cosiddetto mercato del giorno prima. Analizzando adeguatamente le offerte che le aziende presentano sul mercato, possono essere individuati eventuali fenomeni di “trattenimento di capacità”.

I produttori con portafogli molto ampi, che comprendono ad esempio centrali a turbogas, idroelettriche, rinnovabili ed eoliche, possono in determinate condizioni incidere sul prezzo e mantenerlo elevato. Se l’autorità di regolazione, supportata dalla normativa, riuscisse a individuare e perseguire eventuali comportamenti di questo tipo, si potrebbero ottenere risorse importanti. Attraverso la normativa europea è possibile intervenire contro il trattenimento di capacità, naturalmente laddove questi comportamenti siano effettivamente riscontrati. Questo significherebbe incidere concretamente su quello che viene percepito come extraprofitto, perché alcune fonti producono con costi marginali molto bassi e il differenziale tra costi effettivi e ricavi può essere molto elevato.

È una strada già prevista dalla normativa, che ora deve essere attuata nel rispetto delle regole europee. Il governo italiano può quindi ottenere da Bruxelles il via libera per perseguire eventuali comportamenti scorretti dei produttori e, di conseguenza, trovare risorse per ridurre il costo delle bollette. Un altro tema è quello dell’Emission Trading System, l’ETS: anche questo potrebbe contribuire a ridurre i costi, se il sistema sarà autorizzato da Bruxelles nel rispetto della normativa sugli aiuti di Stato».

Il governo Meloni ha già introdotto in passato misure sugli extraprofitti. Non c’è il rischio che, senza una tassazione straordinaria, siano ancora una volta cittadini e imprese a pagare il conto della crisi energetica?

«Sì, ma proprio per questo credo che parlare di tassazione degli extraprofitti sia una cosa sbagliata. Esistono misure e sistemi molto più efficaci e compatibili con il mercato per ottenere lo stesso risultato, cioè andare incontro ai cittadini in maniera anche strutturale. Penso che sia arrivato il momento di una riforma del mercato elettrico nazionale che superi alcune delle storture che si sono create. Dopo più di vent’anni di funzionamento del mercato, credo sia utile intervenire. I tentativi dell’Europa sono stati finora piuttosto timidi e penso quindi che sia giusto che la politica si assuma il compito di riformare il mercato. Non però in maniera dirigista e nemmeno stabilendo una tariffa unica amministrata, perché questo significherebbe buttare via il lavoro fatto in vent’anni».

Le società energetiche sostengono che una tassa sugli extraprofitti possa scoraggiare gli investimenti. È un argomento sufficiente per non intervenire?

«Il tema è reale, ma non riguarda tanto la tassazione dell’extraprofitto in sé, quanto il principio di stabilità delle regole. In qualsiasi mercato, quando un’autorità politica o legislativa interviene ex post modificando le regole e rendendo la normativa poco trasparente e poco stabile, si crea una perdita di credibilità e si riducono gli investimenti. E gli investimenti sono invece estremamente necessari, soprattutto per le reti elettriche ed energetiche, anche in vista dei data center e degli altri grandi consumatori che entreranno sul mercato nei prossimi anni. Le norme devono quindi essere compatibili con il mercato e possono portare risultati per i consumatori, ma senza essere talmente dirigistiche da rendere il mercato non più affidabile agli occhi degli investitori».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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