Le piccole e medie imprese bresciane sono quelle che sostengono gli extra-costi più alti in Italia rispetto all’energia, a causa del peso del fisco. Lo sostiene un'analisi di Confartigianato che verrà presentata oggi a Cagliari alla convention «Energies and Sustainability Confartigianato High School», con i consorzi energia Caem, Cenpi e Multienergia.
L’analisi
Secondo lo studio, le micro e piccole imprese italiane pagano l'elettricità 3,7 miliardi in più rispetto alla media europea, soprattutto per il peso del fisco: accise e oneri di sistema graverebbero infatti sulle bollette delle Pmi il 47,4% in più che nel resto dell'Ue. Stando all’analisi di Confartigianato, una piccola impresa italiana oggi paga 25,99 centesimi per kilowattora, mentre la media dell’Unione europea è di 22,04 (+17,9%): quello sostenuto dalle Pmi in Italia è il terzo prezzo più caro d’Europa dopo Irlanda e Germania. La componente fiscale vale 5,44 centesimi/kWh, terza più alta del continente dopo Polonia e Cipro.
E tra le province italiane, la più segnata da questa dinamica è quella bresciana, con 135 milioni di euro di extracosto, davanti a Milano (123 milioni) e Napoli (108 milioni). In generale, è la Lombardia a guidare la classifica delle regioni, con 700 milioni di euro di extracosti, seguita da Veneto (376 milioni), Emilia-Romagna (338), Puglia (280) e Toscana (265).
Un ulteriore dato che emerge dallo studio di Confartigianato è poi la regressività del prelievo: il peso fiscale, cioè, diminuisce al crescere dei consumi, con le grandi energivore italiane che, secondo l’analisi, pagano meno della media Ue, mentre le imprese sotto i 20 MWh annui subirebbero uno svantaggio del 75,5%.



