Opinioni

Domanda interna, tassi d’interesse ed energia restano delle incognite

L’analisi di Unioncamere sull’andamento dell’economia italiana nel secondo trimestre conferma dei trend, seppure lenti, di crescita per Brescia e per la Lombardia. Ma il dato va analizzato meglio per evitare di cadere nella trappola della superficialità
Mario Mazzoleni

Mario Mazzoleni

Editorialista

I dati di Unioncamere confermano una crescita moderata della manifattura
I dati di Unioncamere confermano una crescita moderata della manifattura

L’analisi congiunturale di Unioncamere relativamente all’andamento dell’economia italiana nel secondo trimestre dell’anno in corso ci ricorda, citando il saggio catalano, che «è sempre meglio presentare dati positivi che negativi» anche, soprattutto, perché sia per Brescia sia per il sistema economico lombardo i dati che vengono citati confermano trend, seppure lenti, di crescita.

Va subito sottolineato come questi dati confermino, sebbene con impatti diversi, la crescita moderata dell’economia italiana misurata per il secondo trimestre anche da un leggero aumento del Pil (+0,2% rispetto al primo trimestre e + 1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). A differenza però dei dati nazionali la specificità lombarda e, in particolare, bresciana rileva come la crescita venga ad essere trainata dal settore industriale dove il +2,6% su base annua si confronta con un dato nazionale in leggera decrescita.

L’artigianato, invece, registra dati positivi (anno su anno) sia a Brescia (e in Lombardia) sia a livello nazionale confermando una «tenuta» su questo fronte, con un dato tendenziale che vede ancora in crescita il numero delle aziende operanti in questo settore. Altri dati simili riguardano il commercio che cresce, sebbene con andamenti diversi per sottosettori a livello locale e nazionale. Sono questi dati da sottolineare positivamente perché permettono di evidenziare come il secondo trimestre abbia visto l’economia in generale, e quella bresciana in particolare, affrontare con relativo successo il periodo che il perdurare di conflitti mantiene ancora complesso.

Per evitare di cadere nella trappola della superficialità il segno più che caratterizza questi dati va meglio analizzato. Prima di tutto è bene sottolineare come il procedere dell’anno abbia iniziato a mettere in discussione il trend positivo della domanda interna che, dopo i primi due trimestri, inizia a manifestare debolezze connesse all’aumento dei costi energetici, all’andamento dei salari e a quello dei tassi di interesse.

Allo stesso tempo, va sottolineato come le aspettative per il resto dell’anno, con riferimento soprattutto all’ambito locale, siano da associare al consolidarsi di un incremento della domanda estera (+4,1% con un importante incremento in campo industriale – 2,5% anno su anno – nei primi sei mesi del 2026) che, dopo avere manifestato trend migliori di quanto rilevato nel nostro Paese, sembra orientata a subire in modo meno rilevante gli effetti degli scenari macroeconomici globali (ad esempio il differenziale di inflazione attesa per fine anno tra Italia e Germania pari a poco meno di mezzo punto di percentuale avrà sicuramente effetti diversi nei due paesi).

Discorso inverso va fatto con riferimento all’incremento dei tassi di interesse (ulteriore 25 punti base deciso dalla Bce) che, pur condividendo tutti i Paesi dell’Euro la stessa politica monetaria, avranno effetti diversi considerando i diversi pesi dei «debiti» in campo alle singole nazioni portando per l’Italia a politiche fiscali o di razionalizzazione delle spese che, a loro volta, potranno incidere sulla tenuta dei trend della prima parte dell’anno sul versante interno.

Per concludere, evitando un’altra sottovalutazione, va sottolineato come i dati di trend del semestre pur contrassegnati dal segno più, se analizzati in termini di marginalità, saranno influenzati a fine anno negativamente per l’ambito industriale dagli ulteriori costi dell’energia, dalla crescita dei salari, dalla disomogeneità della domanda (con rilevante criticità per il mondo dell’automotive e del suo indotto) con aspettative ancora meno positive per i settori della chimica, dei metalli, della carta e, in generale, per i settori energivori.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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