Economia

Detrazione del canone di affitto degli studenti fuori sede, come funziona

Nella dichiarazione dei redditi è possibile indicare anche le spese sostenute per i canoni di locazione di alloggi per universitari: i requisiti e la documentazione da conservare
Marco Papetti

Marco Papetti

Giornalista

Anche le spese per i contratti di locazione di studenti fuori sede sono detraibili
Anche le spese per i contratti di locazione di studenti fuori sede sono detraibili

Manca poco alla scadenza per la presentazione della dichiarazione dei redditi con modello 730. Molte delle spese detraibili sono note (come le spese sanitarie), altre meno. Tra le spese che anche nel 2026 possono essere detratte dall’imposta lorda c’è anche quella sostenuta per pagare il canone di affitto di studenti universitari fuori sede, che frequentano atenei sia privati che pubblici. Vediamo quali sono i requisiti necessari per poter usufruire di questa agevolazione. 

I requisiti

La detrazione prevista è del 19%, su un importo massimo di 2.633 euro: questo importo verrà detratto dai canoni dei contratti di locazione, «dei canoni relativi ai contratti di ospitalità» e «agli atti di assegnazione in godimento o locazione» che sono stati stipulati da studenti con «enti per il diritto alla studio, università, collegi universitari, enti senza fine di lucro e cooperative».

Due importanti requisiti riguardano l’ubicazione dell’ateneo e dell’immobile:

  • Gli studenti che hanno stipulato il contratto devono essere iscritti a un corso di laurea in un’università che si trova in un comune diverso da quello di residenza, distante da quest’ultimo almeno 100 chilometri e, comunque, in una provincia diversa.
  • Il contratto di locazione rispetto al quale si chiede la detrazione, inoltre, deve riguardare «unità immobiliari situate nello stesso comune in cui ha sede l’università o in comuni limitrofi».

Altri casi 

La detrazione riferita ai canoni di locazione di studenti fuori sede non riguarda però solo gli universitari. Spetta infatti anche agli studenti iscritti agli istituti tecnici superiori (Its) e ai nuovi corsi, istituiti ai sensi del Dpr 212 del 2015, nei conservatori e negli istituti musicali pareggiati.

Non sono invece detraibili le spese per l’affitto sostenute da o per studenti che frequentano corsi post laurea: master, dottorati e corsi di specializzazione. E se i genitori hanno due figli universitari a carico? In questo caso, si legge sul sito dell’Agenzia delle entrate, «ciascun genitore può fruire della detrazione su di un importo massimo non superiore a 2.633 euro».

I limiti alla detraibilità

La detrazione del 19%, come detto, viene calcolata su un massimo di canoni pagati, per ciascun periodo di imposta, di 2.633 euro. Non sono detraibili, però i costi del deposito cauzionale, le spese condominiali, quelle di riscaldamento, né quelle per i costi di intermediazione. Non sono ammessi alla detrazione, poi, i contratti di «sublocazione».

Oltre ai requisiti citati sopra, ci sono ulteriori limitazioni alla detraibilità delle spese per l’affitto. Una di queste riguarda il reddito dei contribuenti. Per chi ha un reddito complessivo superiore a 75mila euro la detrazione dall’imposta lorda spetta infatti fino a un determinato ammontare, anche sulla base del reddito complessivo e del numero dei figli a carico.

Tuttavia, la detrazione spetta comunque per intero a contribuenti con un reddito complessivo fino a 120mila euro. Se si supera questo limite di reddito, la detrazione diminuisce, fino ad azzerarsi quando si arriva a un reddito complessivo di 240mila euro.

La distanza tra comune di residenza e università

Per accedere alla detrazione, si è detto, è necessario che il corso di laurea a cui è iscritto lo studente sia erogato da un’università che si trovi almeno a 100 chilometri dal comune di residenza (e in una provincia diversa). Ma come si calcola questa distanza? Secondo la normativa, occorre fare riferimento «alla distanza chilometrica più breve calcolata in riferimento ad una qualsiasi delle vie di comunicazione esistenti, ad esempio, ferroviaria o stradale».

E se nel comune di residenza dello studente non c’è un linea ferroviaria? In questo caso, «il percorso “più breve” da considerare può essere rappresentato dal collegamento stradale o dal collegamento “misto” (stradale e ferroviario)»: la distanza tra i due comuni può essere misurata «sommando il percorso ferroviario e quello stradale, considerando per entrambi quello più breve».

Chi studia all’estero

La detrazione, infine, spetta anche a chi studia all’estero, a condizione però che lo faccia in un’università dell’Unione europea o di uno degli Stati che aderiscono all’Accordo sullo spazio economico europeo. Hanno diritto alla detrazione, secondo il parere rilasciato dal ministero dell’Università e della Ricerca, anche gli studenti che partecipano a progetti Erasmus: pur restando iscritti ad università italiane, anch’essi possono essere considerati studenti «fuori sede» per il periodo in cui dura il progetto.

I documenti da conservare

Per poter vedersi riconosciuta la detrazione, è opportuno conservare i seguenti documenti:

  • La copia del contratto di locazione registrato
  • Le quietanze di pagamento che indichino anche l’utilizzo del sistema di pagamento tracciabile o, in alternativa, la ricevuta della carta di debito o credito, l’estratto conto, la copia del bollettino postale o del mav e dei pagamenti con PagoPA o con applicazioni via smartphone tramite Istituti di moneta elettronica autorizzati
  • La dichiarazione sostitutiva con la quale si attesta che sono rispettati i requisiti previsti dalla legge per usufruire della detrazione.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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