Economia

Data center, fotovoltaico e guerre: mercati di mais e soia in tensione

La costante riduzione del suolo agricolo, anche a Brescia, pesa sulle coltivazioni
Valerio Pozzi
In dieci anni le coltivazioni di mais si sono ridotte del 20 per cento
In dieci anni le coltivazioni di mais si sono ridotte del 20 per cento

Nelle aree produttive agricole del nord Italia si affaccia la crescita dei data center e la domanda di infrastrutture digitali contribuisce ad aumentare la pressione insediativa. Lo testimonia il recente Rapporto Ispra 2026 «Consumo di suolo, ecosistemi urbani e stato del territorio», che analizza le trasformazioni del territorio italiano.

Una pressione insediativa che va a erodere il terreno agricolo. Prendiamo come esempio il mais, coltura fondamentale per l’economia zootecnica bresciana. Nel 2016 Coldiretti indicava, in Lombardia, 314mila ettari complessivi seminati a mais (di cui 72mila a Brescia); dieci anni dopo la superficie, soprattutto per il mais da granella, ha perso per strada oltre il 20 per cento.

Il punto

Quello dei data center che occupano spazio agricolo non è, attualmente, ancora argomento così forte e divisivo - come accaduto nelle recenti elezioni svoltesi negli Stati Uniti - ma, sicuramente è una problematica importante nella continua riduzione di suolo agricolo: fattore che, in una certa misura, partecipa, insieme alle guerre in Ucraina e Medio Oriente, alla tensione dei mercati agricoli come quello del mais di qualità sanitaria elevata ed anche sulla soia.

A Milano, lo scorso 2 novembre, il prodotto mais «con caratteristiche» valeva 287 euro/tonnellata contro 258 del convenzionale. Per la zootecnia bresciana la conseguenza pratica è, quindi, di una pressione sui costi alimentari in particolare per chi deve acquistare mais con requisiti sanitari specifici. Meno terreno uguale meno mais di qualità? Risposta non semplice e sicuramente non così diretta.

Nel 2026, per la provincia di Brescia, Confagricoltura stima una diminuzione della produzione maidicola di circa il 10%. La stima non entra nelle percentuali separate per mais da granella e ceroso ma riguarda soprattutto le rese e la qualità. Di certo il rapporto di metà ottobre sui mercati mondiali pubblicato dall’International Grains Council prevede per la campagna 2026/27 una produzione mondiale di mais di 40 milioni di tonnellate inferiore alla campagna precedente con minore disponibilità produttiva globale e scorte mondiali di cereali complessive per 619 milioni di tonnellate.

Lo scenario

Per l’agricoltura serve terreno e, in Italia, il monitoraggio dell’Ispra evidenzia invece un nuovo record di consumo: nel 2025 sono stati trasformati 102,4 km² di territorio agricolo e naturale, il 22,4% in più rispetto all’anno precedente, soprattutto per effetto dell’espansione dei cantieri e degli impianti fotovoltaici a terra, a cui si aggiunge la crescita della logistica.

I cantieri continuano a rappresentare la principale causa di consumo di suolo, occupando nel 2025 quasi 5.400 ettari, oltre la metà delle nuove superfici artificiali. Accanto all’espansione edilizia emerge la rapida crescita del fotovoltaico a terra, che nel 2025 ha occupato quasi 2.800 ettari di nuovi terreni.

In appena 2 anni, le superfici interessate dalle installazioni sono aumentate di oltre sei volte rispetto al 2023, quando erano circa 420 ettari. La crescita riguarda quasi esclusivamente terreni precedentemente destinati ad attività agricole, rendendo particolarmente rilevante il rapporto tra sviluppo delle rinnovabili, individuazione delle aree idonee e tutela del territorio. Si tratta prevalentemente di aree in fase di trasformazione che, pur essendo classificate come consumo reversibile, sono destinate in gran parte a ospitare edifici e infrastrutture permanenti negli anni successivi.

La battaglia contro il depauperamento del suolo agricolo vede in prima fila Coldiretti che, da tempo, denuncia la perdita progressiva di terreni fertili causata dall’espansione urbana, dalle infrastrutture e, in particolare, dalla diffusione indiscriminata di impianti fotovoltaici a terra. Ora si dovrà pensare ad arginare anche i Data Center visto che la domanda di infrastrutture digitali è, inevitabilmente, in aumento.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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